Dai mercati finanziari globali ai sistemi di controllo del traffico aereo, fino alle reti energetiche, una parte cruciale dell’infrastruttura digitale mondiale continua a basarsi su codice scritto oltre cinquant’anni fa. È il grande paradosso dell’era tecnologica: mentre si parla di intelligenza artificiale e missioni su Marte, il funzionamento quotidiano di banche, trasporti e servizi essenziali dipende ancora da linguaggi “fossili” come Cobol e Fortran. Si tratta di miliardi di righe di codice spesso difficili da interpretare, ma fondamentali per operazioni quotidiane come prelievi bancari, prenotazioni o logistica internazionale. Questo patrimonio, noto come “codice legacy”, rappresenta oggi una sfida critica: secondo diverse stime, fino all’80% dei budget IT globali viene assorbito semplicemente per mantenere operativi questi sistemi.
In questo contesto si inserisce Scriba.ai, una soluzione sviluppata dalla collaborazione tra Algoretico e Lagiste23, il family office guidato da Marco Landi. La piattaforma utilizza un’intelligenza artificiale proprietaria per convertire automaticamente oltre 30 linguaggi legacy in codice moderno, senza ricorrere a modelli esterni e garantendo la gestione dei dati in modalità “private-AI”. L’obiettivo dell’investimento congiunto è ambizioso: creare un player in grado di modernizzare l’infrastruttura software italiana e internazionale, riducendo la dipendenza tecnologica dall’estero e aumentando la competitività delle imprese.
Secondo Franco Mastrorilli, CEO di Scriba, il problema del codice legacy è diventato un vero “labirinto” per le aziende. La piattaforma si propone come una sorta di “archeologo digitale”, capace di comprendere la logica dei sistemi esistenti e riscriverli completamente in linguaggi contemporanei. Un processo che tradizionalmente richiederebbe mesi di lavoro manuale viene così ridotto a operazioni automatizzate in pochi secondi.
Tra i punti di forza dichiarati, una precisione del 99,7% e standard di sicurezza elevati, con particolare attenzione alla protezione della proprietà intellettuale. Il sistema, infatti, non conserva i dati elaborati e opera senza esporre il codice a piattaforme esterne.
L’impatto non è solo tecnologico ma anche economico e ambientale. La modernizzazione dei sistemi permette di abbandonare infrastrutture obsolete e ad alto consumo energetico, favorendo il passaggio a soluzioni cloud più efficienti. Secondo i promotori, i risparmi sui costi di migrazione possono arrivare fino al 70%.
Per Landi, l’iniziativa rappresenta anche un segnale strategico: dimostrare che innovazione avanzata e competitiva può nascere in Italia. In un contesto globale in cui la trasformazione digitale è sempre più urgente, la sfida al codice legacy diventa così un banco di prova per il futuro dell’intero sistema economico.