Imprivata, specialista dell’Identity Access Management (IAM) con 24 anni di esperienza, porta la sua visione e soluzioni anche sul mercato italiano, concentrandosi su quelle organizzazioni dove ogni secondo può essere vitale. “Queste realtà, che spaziano dalla sanità alla manifattura, dalle forze dell’ordine al retail, sono accomunate dal problema di un accesso lento a device e applicazioni, che causa frustrazione. L’obiettivo di Imprivata è velocizzare il tutto mantenendo comunque la governance e quindi la sicurezza dell’accesso, integrando fluidità e sicurezza,” dichiara Gilberto Bonutti (in alto), Regional Sales Manager & Head of Italy.
La visione condivisa estende il suo raggio d’azione alla digitalizzazione e alla cyber resilience combinata con la continuità operativa. Con circa 1.400 dipendenti e oltre 4.400 clienti globali, Imprivata porta all’attenzione su diversi casi concreti. Tra questi Royal United Hospital di Bath in Inghilterra che, ad esempio, ha ridotto i tempi di accesso ai terminali e applicazioni da due minuti a 27 secondi. “Tutto ciò ha permesso un risparmio di 30,7 giorni di personale sanitario al mese, ossia il tempo di quasi un clinico e mezzo al mese risparmiato,” prosegue Bonutti.
Lo sviluppo dell’attività di Imprivata dipende anche da investimenti costanti, compresa l’acquisizione di otto aziende tra il 2015 e il 2025 . Obiettivo: rendere meno complesso possibile il lavoro dell’utente finale, consolidando le soluzioni in un’unica piattaforma per gestire device fisici, mobile, virtuali, accessi privilegiati, terze parti e la governance dell’identità digitale, integrando anche l’intelligenza artificiale per mitigare i rischi.
Identity First
Imprivata offre dunque una piattaforma ‘Identity First’ che gestisce accessi in ambienti complessi e critici, per assicurare l’accesso giusto alla persona giusta, sul dispositivo corretto e nel contesto adeguato. Le aree principali illustrate da Francesco Ippolito, Solutions Engineer, sono: Enterprise Access Management con SSO (Single Sign-On), MFA (Multi Factor Authentication), passwordless e autenticazione rapida (tramite badge, fingerprint…) per “ridurre frizioni e aumentare la sicurezza abbassando drasticamente la tempistica per poter eseguire gli accessi”, includendo automazioni su sistemi operativi e applicazioni. E ancora, Mobile Access Management, soluzione analoga per dispositivi mobili condivisi, garantendo continuità operativa e credenziali pulite, e Privileged Access Management, che gestisce credenziali privilegiate e sessioni di terze parti o account con privilegi elevati in un “vault sicuro, centralizzato.”

L’utente “non deve necessariamente sapere la password”, sottolinea Ippolito, “riducendo drasticamente la superficie di rischio. Queste soluzioni aumentano la sicurezza e diminuiscono i tempi di accesso, creando workflow di automazioni anche su applicazioni legacy e supportando compliance e audit.”
Bonutti aggiunge infine dal canto suo che l’investimento in Italia è strategico per Imprivata, con settori come la Sanità che stanno vivendo una spinta alla digitalizzazione, che va “mantenuta senza creare fragilità operativa. La complessità di ambienti con software infiniti ha spesso portato a post-it frequentissimi, password condivise e sessioni lasciate aperte creando grandi rischi e violando regolamenti e direttive come GDPR e, oggi, NIS2. In definitiva noi ci posizioniamo per velocizzare l’accesso migliorando la compliance e massimizzando la sicurezza.”
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