Le reti, durante il lockdown, hanno tenuto. E questa è una notizia, tenuto conto che dalla prima settimana di blocco legato all’emergenza Covid-19 il traffico dati in Italia è stato tra i più elevati in Europa: +33% in soli sette giorni. Una crescita che si stima possa avvenire nel giro di un anno, un anno e mezzo. È quanto emerso durante “Costruiamo oggi l’Internet del futuro, insieme”, la tavola rotonda organizzata da Cisco che ha riunito Tim, Fastweb, WindTre e Vodafone. “L’aumento di traffico è stato seguito da un incremento delle minacce informatiche”, ha sottolineato Paolo Campoli, leader del segmento Service Provider, Cisco Emear, illustrando i dati che la società raccoglie grazie ai servizi di analisi basati sulla protezione di 200 miliardi di accessi web al giorno. “Il 3 aprile 2020, a livello mondiale sono state indirizzate 9.189.726 richieste di connessione verso ben 114.645 domini Internet che contenevano la parola ‘corona’ o ‘covid’ nel nome. Il 65% di quei domini era in realtà malware e 1.390 facevano phishing”.

Il traffico

Numeri significativi, così come significativi sono i dati relativi al mix di traffico che durante il lockdown ha registrato un “raddoppio dei volumi nella fascia oraria 9-13 rispetto a quelli normalmente gestiti dalla rete di Tim”, ha spiegato Michele Gamberini, chief technology & information officer della società. Streaming video, gaming, oltre che applicazioni di collaborazione e comunicazione gli ambiti di crescita più rilevanti. Sulla rete mobile, il maggiore incremento di traffico si è avuto nei collegamenti di uplink, dal device verso la rete, dove l’azienda ha lavorato per ottimizzare le prestazioni anche aumentando la capacità sui gateway di rete internazionali, 50% in più, e sulla rete fotonica. “Tim continuerà a investire per colmare le sacche rimanenti di digital divide. Negli ultimi due mesi ha portato connessione FTTC in oltre 1.000 nuovi comuni, coprendo oltre un milione di unità immobiliari con oltre 7.000 nuovi cabinet, e sta investendo con l’evoluzione verso una tecnologia All IP, ad elevata automazione, di tutta l’infrastruttura. Questa è la premessa per abilitare a livello della periferia della rete le potenzialità del 5G e dei servizi digitali”.

Le sfide

Variazioni di traffico anche per Fastweb, che ha registrato picchi che sono arrivati a essere del 50/60% in più nei primi giorni di lockdown, “con un aumento notevole del traffico diurno il cui impatto è stato contenuto senza problemi perché le reti erano già ‘attrezzate’ per gestire dei picchi durante il giorno”, ha spiegato Marco Arioli, head of engineering di Fastweb, introdotto dal CTO Andrea Lasagna. “L’aspetto più complesso è stato la contemporaneità dell’uso della rete da parte di un numero maggiore di utenti, che è stato affrontato intervenendo velocemente sulla rete backbone a livello metro e sui peering point internazionali e nazionali”, ha aggiunto evidenziando come, guardando al futuro, la necessità di banda ultralarga sia ormai innegabile. “Fastweb ritiene che sarà essenziale per arrivare alla capillarità il 5G e in particolare la possibilità di sfruttare con il 5G la connettività Fixed Wireless Access che consente di essere capillari in molto meno tempo”.

La necessità

Cambiamenti di traffico analoghi anche sulla rete WindTre, “che ha affrontato la situazione contando su una rete fissa e mobile la cui modernizzazione e il cui consolidamento erano stati completati poco prima della pandemia. La crisi vissuta dimostra come sia necessario continuare a crescere in velocità e capacità investendo sul 5G”, ha spiegato Benoit Hanssen, CTO della società, sottolineando come WindTre sia attualmente impegnata per arrivare a una copertura nazionale anche per il 5G nel nostro Paese. Il tutto, senza dimenticare la connessione in fibra che la società intende portare a tutte le sue stazioni mobili per abilitare l’edge computing e altre applicazioni. “La fibra è fondamentale anche per la rete mobile e in questo senso va letto il lavoro che WindTre sta facendo con Open Fiber”.

Fisso e mobile

“Un fattore chiave che ci ha aiutato ad affrontare l’impatto di questo periodo è stata la capacità già diffusa di lavorare in modo remoto e virtuale – ha spiegato infine Marco Zangani, head of mobile access engineering di Vodafone. Rispetto ad altri Paesi, in Italia si è vista una crescita del traffico mobile più elevata che altrove e un grande aiuto è venuto dalla forte complementarietà di reti fisse e mobile”. Il mobile ha supplito infatti alle carenze nella connettività fissa. In questo senso, Vodafone ha registrato un incremento nel traffico tethering oltre che della voce che ha visto un aumento fino al 40% rispetto alla stabilità degli ultimi anni. “L’investimento iniziato da tempo in automazione della rete, in software defined networking e in virtualizzazione ha consentito di scalare rapidamente e sfruttare in modo più efficace le risorse già esistenti. Vodafone aveva disegnato la rete con una capacità nativa di resilienza che ha permesso per esempio di distribuire in modo automatizzato, applicando algoritmi dedicati, i picchi”.

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