Secondo un recente report di Kaspersky ICS CERT la sicurezza delle infrastrutture spaziali non riguarda più soltanto i satelliti in orbita, ma un ecosistema molto più ampio. Il cosiddetto sistema spaziale comprende infatti le stazioni di controllo a terra, le reti di comunicazione, i terminali degli utenti e i software utilizzati per gestire e supportare le infrastrutture. Questi elementi sono strettamente interconnessi e possono rappresentare punti di ingresso per gli attacchi informatici, soprattutto quando sono esposti a Internet o utilizzano componenti non adeguatamente protetti.
Tra le infrastrutture più esposte figurano i sistemi globali di navigazione satellitare (GNSS). In seguito all’aumento dei casi di spoofing dei segnali GPS/GNSS registrato nella regione del Mar Nero nel 2023, i ricercatori di Kaspersky hanno analizzato, in collaborazione con 70 fornitori di apparecchiature a livello globale, la presenza su Internet di ricevitori GNSS e i relativi rischi di sicurezza. L’analisi, pubblicata da Kaspersky nel 2024, ha individuato oltre 3.000 ricevitori GNSS attivamente vulnerabili ad attacchi provenienti direttamente da Internet. Una compromissione di questi dispositivi può avere conseguenze su sistemi che dipendono dalla posizione e dalla sincronizzazione temporale dei segnali satellitari, con potenziali ripercussioni sui trasporti marittimi, aerei e terrestri.
Segnali interecettati
Il problema non riguarda soltanto l’accesso diretto ai dispositivi. Le infrastrutture satellitari possono essere sfruttate anche per rendere più difficile l’attribuzione delle attività informatiche. Nel 2010, gruppi APT come Turla e Whitebear utilizzarono il traffico satellitare downstream non crittografato per instradare le comunicazioni con i propri server. In questo modo era possibile sfruttare una caratteristica della trasmissione satellitare: il segnale, se non adeguatamente protetto, può essere ricevuto da chiunque si trovi nell’area di copertura.
La possibilità di intercettare questo tipo di comunicazioni era stata dimostrata già nel 2009. Alcuni militanti in Medio Oriente riuscirono infatti a intercettare flussi video downstream non crittografati provenienti da sistemi militari utilizzando software e apparecchiature disponibili sul mercato. Negli anni successivi, altri gruppi APT hanno continuato a prendere di mira il settore spaziale e le infrastrutture collegate. Tra questi figura Thrip, associato ad attività contro operatori satellitari e database di mappatura geospaziale. Gli obiettivi possono includere sia l’acquisizione di informazioni sia il tentativo di compromettere sistemi utilizzati per la gestione di infrastrutture critiche.
Un ulteriore elemento di rischio è rappresentato dalle conseguenze che un attacco contro un sistema spaziale può produrre al di fuori del settore. Il caso più significativo degli ultimi anni è quello della rete KA-SAT di Viasat, colpita nel febbraio 2022. L’attacco sfruttò un dispositivo VPN configurato in modo errato per ottenere accesso alla rete e distribuire AcidRain, un malware progettato per rendere inutilizzabili i dispositivi colpiti. Secondo le ricostruzioni disponibili, l’operazione portò al malfunzionamento di circa 30.000 terminali satellitari in Europa. Le conseguenze si estesero anche ad altre infrastrutture: in Germania, l’interruzione delle comunicazioni interessò il controllo remoto di oltre 5.800 turbine eoliche. Nel 2024 è stato individuato AcidPour, un malware distruttivo associato al gruppo APT Sandworm e considerato collegato alla famiglia AcidRain. Rispetto al malware utilizzato nell’attacco contro KA-SAT, AcidPour è progettato per colpire una gamma più ampia di dispositivi, tra cui router Linux, modem satellitari e sistemi di archiviazione.
Secondo Kaspersky, questi episodi mostrano come la superficie di attacco delle infrastrutture spaziali si sia progressivamente ampliata. La protezione dei satelliti deve quindi essere accompagnata dalla sicurezza delle infrastrutture terrestri e dei sistemi che permettono agli utenti di comunicare con essi.
“Un sistema spaziale comprende molto più di ciò che viene lanciato in orbita: le reti di controllo a terra, i canali di comunicazione e i ricevitori degli utenti rappresentano il fondamento operativo dell’intero sistema. Man mano che la tecnologia satellitare viene integrata nelle infrastrutture civili, dai sistemi di navigazione alle reti energetiche, la sicurezza di queste connessioni diventa sempre più importante”, ha dichiarato Ekaterina Rudina, Security Analysis Expert di Kaspersky.
Tra le principali misure indicate dagli esperti per ridurre i rischi figurano l’aggiornamento regolare dell’hardware e dei software utilizzati nelle stazioni di controllo e nei terminali connessi a Internet, con particolare attenzione ai ricevitori GNSS. È inoltre importante proteggere i collegamenti satellitari attraverso la crittografia, limitare l’esposizione diretta dei dispositivi alla rete e adottare sistemi di autenticazione e controllo degli accessi adeguati.
La sicurezza delle infrastrutture spaziali dipende quindi non soltanto dalla protezione dei satelliti, ma dalla capacità di mettere in sicurezza l’intera catena che collega lo spazio alle infrastrutture terrestri. In un contesto in cui navigazione, comunicazioni, energia e altri servizi dipendono sempre più dai sistemi satellitari, una vulnerabilità in uno dei suoi componenti può trasformarsi rapidamente in un problema che va ben oltre l’ambito informatico.
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