L’intelligenza artificiale (AI) ha inaugurato una nuova era nel campo della cybersecurity, ridefinendo il panorama delle minacce e le strategie di difesa. Come ha sottolineato in un recente incontro Samuele Zaniboni (a destra nella foto), Manager of Sales Engineering di ESET Italia siamo nel mezzo di un’evoluzione che va al di là dei semplici chatbot, verso un mondo dominato dagli agenti AI.

Le analisi condotte nell’ambito dello studio SMB Cyber Readiness Index 2026 realizzato dal vendor, che ha esplorato circa 900.000 ‘AI skill’ hanno rivelato dati allarmanti: ben 25.000 di queste sono potenzialmente malevole e circa 3.000 sono classificate come pericolose. L’AI, più che generare inedite forme di malware distruttivo, ha agito come un catalizzatore “velocizzando le tipologie di attacchi esistenti e, in modo significativo, ha reso accessibile agli attaccanti, anche a quelli meno preparati, la capacità di sfruttare l’AI per portare a termine i loro intenti malevoli.”

Le nuove tattiche di attacco sono sempre più sofisticate. Tra queste spicca il ‘ClickFix’ nel campo del social engineering e del phishing che, secondo Zaniboni, ha registrato un’impennata nel primo semestre di quest’anno. Di fatto gli aggressori continuano a focalizzarsi sull’elemento più vulnerabile: l’essere umano, utilizzando tecniche avanzate per bypassare le difese tradizionali e spingere le vittime a eseguire script dannosi. Un’altra minaccia emergente è l’uso subdolo dei Large Language Models (LLM) e dei chatbot. L’obiettivo è portare l’utente a fidarsi dei risultati prodotti per portarli a scaricare il malware, sfruttando la crescente confidenza degli utenti in queste tecnologie. Anche il ransomware, sebbene in continua crescita, mostra una tendenza interessante: una diminuzione dei pagamenti, suggerendo un cambiamento nell’approccio delle vittime.

Tra percezioni e contraddizioni

Michal Jankech (a sinistra nella foto), VP Enterpise SMB & MSP di ESET, ha quindi sottolineato come l’AI abbia reso il phishing molto difficile da affrontare a causa della capacità di generare comunicazioni (email, chiamate, video) talmente realistiche da essere indistinguibili da quelle autentiche. L’indagine ha inoltre rivelato che oltre il 70% delle organizzazioni intervistate impiega l’AI nelle proprie operazioni quotidiane. Tuttavia, sebbene più del 75% la riconosca come un rischio concreto per la cybersecurity, un numero significativamente inferiore ha effettivamente implementato polizze o guardrail per controllarla l’AI. Questo divario è particolarmente problematico a causa del fenomeno della ‘shadow AI’ dove i dipendenti utilizzano autonomamente strumenti non approvati, esponendo inavvertitamente dati sensibili. La sfida più grande risiede nel fatto che “le persone stanno cambiando radicalmente il loro comportamento e ora si rivolgono all’intelligenza artificiale praticamente per qualsiasi cosa,” con rischi elevatissimi dovuti all’uso non consapevole o intelligente della tencologia. Un aspetto positivo è che la cyber awareness è la priorità numero uno con molte organizzazioni che intendono investire in formazione, ma la cui efficacia, come rimarcato da Jankech, dipende dall’aggiornamento costante per includere i nuovi e rapidi vettori di attacco.

La fiducia nella capacità di sopravvivere a un incidente cyber varia, con un 45% delle aziende statunitensi che si dichiara estremamente confidente. Questa elevata fiducia negli Stati Uniti è spesso legata a un’architettura IT resiliente, alla capacità di recupero da backup e a coperture assicurative cyber, un approccio che Jankech definisce estremamente maturo.

La risposta strategica di ESET

ESET, in qualità di fornitore nel settore della cybersecurity, percepisce l’AI come una grande sfida e anche una grande opportunità. La protezione odierna non si limita più al semplice blocco dei malware, ma si estende alla difesa contro attacchi che mirano alla mente dell’uomo attraverso l’AI. L’esperienza del vendor con l’AI è di lungo corso essendo da tempo integrata nelle sue operazioni e attività di sviluppo. ESET si sta impegnando su questo fronte ponendo un forte accento sulla privacy e sull’autonomia europea. L’obiettivo è mantenere la tecnologia all’avanguardia e introdurre molte funzionalità di prevenzione per i propri clienti, monitorando il comportamento degli agenti AI per individuare attività sospette o l’interazione con siti malevoli.

Fabio Buccigrossi (al centro nella foto), VP South West Europe Sale di ESET, ha quindi spiegato che l’affermazione, emersa dalla survey, che il 75% delle imprese italiane sia confidente nella propria capacità di reagire agli attacchi, richiede un’interpretazione attenta. I clienti italiani tendono inizialmente a dichiararsi a posto, ma dopo una serie di domande più approfondite, spesso si rendono conto che la loro preparazione è ben lontana dall’essere adeguata. Questa fiducia superficiale si scontra con il dato che le nostre realtà sono anche “quelle che hanno più paura rispetto alle altre aziende in Europa di un cyberattacco.” Questo paradosso è in parte attribuito a politiche passate di riduzione del personale IT interno, che hanno lasciato le PMI impreparate di fronte alla complessità delle nuove minacce basate sull’AI. “Le persone interne non esistono più, quelle persone specifiche verticali sulla protezione del dato non le hanno. Quindi esternalizzano su su realtà che sono nostri partner.”.

Il manager ha evidenziato come i costi per una protezione H24 siano spesso sottostimati o non considerati, mentre la crescente sensibilizzazione è stata in parte ‘forzata’ dall’introduzione della normativa NIS2, che ha spinto le aziende a focalizzarsi su questa problematica. In tale scenario il tema della cultura è cruciale nel dibattito tra la mera compliance normativa e una vera prontezza operativa. Come ha osservato Buccigrossi, la cultura “è quasi più importante dell’autovelox ma la sua acquisizione richiede tempo. La normativa, come la NIS2, spesso arriva quando ormai siamo andati oltre.” In tutto questo il manager, che ioggi ha anche la responsabilità della Francia, ha condiviso dettagli sulla notevole crescita di ESET in Italia, passata da una singola persona nel 2019 a 50 oggi, con un fatturato di 23 milioni di euro.

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