L’intelligenza artificiale sta trasformando in profondità il mercato del lavoro globale, accelerando la domanda di competenze avanzate e aumentando il valore di capacità tipicamente umane come creatività, leadership, giudizio e adattabilità. È quanto emerge dall’AI Jobs Barometer 2026 di PwC, l’analisi annuale che monitora l’impatto dell’AI attraverso oltre un miliardo di annunci di lavoro pubblicati nel mondo. Secondo lo studio, l’intelligenza artificiale non sta semplicemente sostituendo attività esistenti, ma sta ridisegnando la struttura dell’occupazione. Da una parte crescono i ruoli altamente specializzati, nei quali l’AI automatizza le attività ripetitive consentendo ai professionisti di concentrarsi su compiti a maggior valore aggiunto; dall’altra aumentano le professioni “democratizzate”, in cui la tecnologia rende alcune attività accessibili anche a lavoratori con minore esperienza. Tuttavia, la crescita delle opportunità e delle retribuzioni è nettamente più rapida nei ruoli specialistici, che registrano un incremento salariale superiore del 42% rispetto alle professioni più facilmente accessibili. L’adozione dell’AI sta inoltre creando un vantaggio competitivo sempre più marcato tra le imprese. Le aziende maggiormente esposte all’intelligenza artificiale hanno registrato nel 2025 una crescita della produttività del 34% rispetto al 2018, contro il 24% delle realtà meno coinvolte. Ancora più significativo il dato relativo al 20% delle imprese più avanzate nell’utilizzo dell’AI: queste hanno ottenuto una crescita della produttività del lavoro del 163%, quasi cinque volte superiore alla media delle aziende già considerate AI-intensive.
Per Alessandro Caridi, Digital Innovation Leader di PwC Italia, il vero elemento distintivo riguarda il modo in cui le organizzazioni utilizzano la tecnologia. Le aziende che ottengono i risultati migliori non si limitano a ridurre i costi attraverso l’automazione, ma impiegano l’AI per accelerare l’innovazione, sviluppare nuovi business e valorizzare il capitale umano.
La crescente produttività si riflette anche sugli stipendi. Nel 2025 il premio salariale riconosciuto ai lavoratori con competenze specifiche in intelligenza artificiale ha raggiunto il 62%, in aumento rispetto al 57% dell’anno precedente. In alcuni comparti, come quello dei beni di consumo, il vantaggio retributivo può superare il 100%. Parallelamente continua a crescere la domanda di professioni legate all’AI, dal machine learning al prompt engineering. Gli annunci che richiedono queste competenze aumentano a un ritmo quasi otto volte superiore rispetto al mercato del lavoro complessivo. Tecnologia, media, telecomunicazioni e servizi professionali guidano questa espansione, mentre settori come sanità e pubblica amministrazione mostrano una diffusione ancora più contenuta. Anche l’Italia segue questo trend. Nel 2025 gli annunci di lavoro che richiedono competenze AI sono aumentati di circa 24 mila unità, raggiungendo l’1,7% del totale delle offerte pubblicate. Una quota ormai vicina a quella delle principali economie europee, ma ancora distante dai livelli registrati in Paesi come Stati Uniti, Cina e India, dove la presenza di attività digitali e ad alta intensità di conoscenza favorisce una più rapida diffusione delle competenze legate all’intelligenza artificiale.
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