La robotica industriale accelera e ridisegna le fabbriche italiane. Cobot, robot mobili e persino umanoidi stanno guadagnando spazio grazie ai progressi dell’intelligenza artificiale. Ma quanto è vicino il traguardo della “dark factory”, ovvero uno stabilimento completamente automatizzato? A fare il punto è uno studio commissionato da reichelt elektronik e realizzato dall’istituto indipendente OnePoll, che ha coinvolto 250 imprese industriali italiane.
Il dato più immediato conferma la maturità del Paese: l’83% delle aziende utilizza robot. Il 46% impiega robot fissi, tipicamente installati in aree delimitate e senza interazione diretta con gli operatori. Accanto a questi, cresce la diffusione dei cobot (38%), più compatti e progettati per collaborare con l’uomo, e dei robot mobili (39%), piattaforme autonome spesso dotate di braccio di presa. Ancora marginali, ma in aumento, gli umanoidi (8%). Sul fronte degli investimenti, l’interesse è trasversale: il 39% prevede di puntare sui robot mobili nei prossimi due anni, il 32% sui robot fissi e il 30% sui cobot. Colpisce anche il 18% che guarda agli umanoidi, segno di una curiosità tecnologica sempre più concreta.
Cobot in ascesa, ma non sostitutivi
I cobot stanno davvero rimpiazzando i robot tradizionali? Due terzi delle aziende (66%) prevedono di preferire in futuro i bracci collaborativi, non solo per il costo (determinante per il 56%), ma soprattutto per le capacità: il 77% riconosce loro funzionalità superiori in termini di flessibilità e integrazione. Secondo gli operatori, i cobot hanno aperto la robotica anche alle PMI: il 43% delle aziende non utilizzava robot prima di adottarli. Tuttavia, i robot fissi restano indispensabili per attività ad alte prestazioni o carichi pesanti. Più che una sostituzione, emerge quindi un modello ibrido.
Dove lavorano i robot
In Italia i robot vengono impiegati soprattutto per attività ripetitive (44%) o fisicamente gravose (39%). Meno diffusi, ma comunque rilevanti, sono gli utilizzi per pick-and-place (30%) e logistica interna (22%). Restano fondamentali anche in lavorazioni come saldatura, taglio, assemblaggio e imballaggio. Gli umanoidi, ancora in fase iniziale, sono destinati a supportare lavori pesanti o ripetitivi e vengono sperimentati in ambienti controllati con sistemi di AI.
A spingere l’efficienza sono soprattutto sensori più evoluti: il 33% segnala miglioramenti nella capacità “tattile”, mentre il 30% evidenzia una maggiore percezione dell’ambiente. Seguono software più potenti (29%) e l’intelligenza artificiale (26%), che consente di affrontare compiti sempre più complessi.
Dark factory: obiettivo vicino?
Oggi, nel 67% delle aziende, i robot coprono fino al 40% delle attività produttive; meno del 10% supera il 60%. Eppure, il 56% degli intervistati ritiene che entro cinque anni si possa arrivare a una produzione completamente automatizzata. La robotica è vista anche come risposta alla carenza di competenze: lo afferma, ancora una volta, il 56% delle imprese. Non a caso, il 57% ha già aumentato i budget negli ultimi anni.
Per accelerare ulteriormente, le aziende chiedono robot più economici (38%), più facili da programmare (25%), personalizzabili (24%) e con accesso semplificato ai finanziamenti (21%).
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