Reti 5G, applicazioni edge e, sempre più spesso, carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale stanno mettendo alla prova le infrastrutture dei service provider, chiamati a gestire una quantità crescente di traffico e servizi sempre più complessi. Una crescita che richiede maggiore flessibilità nell’utilizzo delle risorse di calcolo, senza compromettere prestazioni, sicurezza e continuità operativa. Da qui il crescente interesse per le architetture cloud-native basate su Kubernetes, verso le quali gli operatori stanno trasferendo funzioni di rete finora gestite in ambienti virtualizzati tradizionali.

Un’evoluzione che permette di utilizzare meglio le risorse disponibili, ma comporta anche nuove esigenze nella gestione e nel controllo dei servizi più critici. Su queste nuove esigenze si inserisce F5 con il potenziamento di BIG-IP Cloud-Native Edition, la versione per ambienti Kubernetes della propria piattaforma per la gestione del traffico, la distribuzione delle applicazioni e la sicurezza delle reti. L’aggiornamento amplia le funzionalità di networking e sicurezza e introduce una soluzione di osservabilità basata su eBPF, tecnologia che permette di raccogliere informazioni dettagliate sul funzionamento della rete e delle applicazioni direttamente a livello di sistema operativo. 

L’offerta è rivolta in particolare ai service provider che stanno modernizzando le proprie infrastrutture e vogliono trasferire su Kubernetes anche funzioni di rete complesse, senza rinunciare alle prestazioni e al controllo operativo richiesti dai servizi critici. La possibilità di mantenere policy e modalità di gestione già consolidate può inoltre facilitare il lavoro dei team che si occupano delle operazioni di rete e cloud, anche negli ambienti distribuiti.

Gestione del traffico e sicurezza negli ambienti Kubernetes

Con il potenziamento di BIG-IP Cloud-Native Network Functions, F5 estende agli ambienti Kubernetes alcuni servizi di rete già disponibili nella piattaforma BIG-IP, tra cui DNS, CGNAT, sicurezza e gestione del traffico. Il supporto comprende diversi protocolli utilizzati nelle reti degli operatori, tra cui TCP, UDP, HTTP/2, Diameter, SCTP, GTP e SIP, consentendo così di gestire anche servizi di telecomunicazione che richiedono funzionalità più articolate rispetto a quelle delle comuni applicazioni web. Sono inoltre previste funzioni per applicare dinamicamente le policy in base agli abbonati e ai servizi, intervenendo sulla qualità del servizio, sulla gestione della banda e sul filtraggio dei contenuti. Sul piano operativo, l’integrazione con i meccanismi nativi di Kubernetes permette di automatizzare attività di configurazione, distribuzione e gestione del ciclo di vita delle funzioni di rete, riducendo la necessità di interventi manuali.

Più visibilità sulle applicazioni e sulla rete

Un altro elemento dell’annuncio riguarda BIG-IP eBPF Observability, sviluppata per offrire una visione più completa di ciò che accade negli ambienti Kubernetes distribuiti.

Negli ambienti cloud-native, infatti, le applicazioni sono distribuite tra numerosi container e cluster, e capire da dove arriva un rallentamento o un problema di connettività può richiedere tempo, anche perché i team che gestiscono rete, sicurezza e applicazioni utilizzano spesso strumenti di monitoraggio diversi. BIG-IP eBPF Observability raccoglie i dati sul funzionamento delle applicazioni, sulle attività dei container e sul traffico di rete e li mette in relazione, aiutando gli operatori a individuare più velocemente l’origine dei problemi. Grazie alla tecnologia eBPF, queste informazioni possono essere raccolte senza installare strumenti di monitoraggio all’interno di ogni applicazione, riducendo anche il consumo di risorse.

I risultati dei test sulle prestazioni

Per verificare l’efficienza delle nuove funzioni di rete, F5 si è affidata anche ai test di The Tolly Group, società indipendente specializzata nelle prove e nelle valutazioni delle tecnologie di rete. Il confronto è stato fatto con soluzioni basate su funzioni di rete virtualizzate, prendendo in esame due servizi molto utilizzati dai service provider. Il primo è il DNS, il servizio che permette di raggiungere un sito web attraverso il suo nome, senza doverne conoscere l’indirizzo IP. Nei test, la soluzione F5 è riuscita a gestire quasi il doppio delle richieste al secondo, utilizzando il 91,5% di CPU in meno e riducendo del 48% i tempi medi di risposta.

Il secondo è il CGNAT, che permette agli operatori di far condividere lo stesso indirizzo IPv4 pubblico a più utenti. In questo caso, F5 ha gestito praticamente la stessa quantità di traffico, ma utilizzando il 79,7% di CPU e il 98,5% di memoria in meno. Anche i tempi di risposta sono migliorati, con una riduzione dell’82% della latenza al 95° percentile, un indicatore che permette di valutare i tempi di risposta anche nelle situazioni più lente. Si tratta di risultati riferiti alle condizioni specifiche dei test, ma danno un’idea del possibile risparmio di risorse. Per un service provider, infatti, utilizzare meno CPU e memoria vuol dire poter gestire più traffico con la stessa infrastruttura, oppure ridurre le risorse necessarie per offrire gli stessi servizi.

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