Il mercato italiano dei data center è in fermento, con un’esplosione di investimenti e una crescente consapevolezza del suo ruolo strategico. Tuttavia, questo boom di interesse (e non solo) è accompagnato da significative sfide legate alla burocrazia, alla disponibilità energetica e all’evoluzione tecnologica. Ecco che in tale contesto l’Italia sta verificando un’attenzione molto importante, concentrata soprattutto nel Polo di Milano, aiutato dalla disponibilità di infrastrutture, aree industriali dismesse e know-how del personale. Ma con nuovi e significativi investimenti anche nell’area di Roma. Al di là delle grandi aspettative, secondo Andrea Faeti, Sales Director Enterprise Accounts Italia di Vertiv, esiste tuttavia un certo ritardo per quanto riguarda la realizzazione effettiva dei progetti, nonostante un “grande lavoro indirizzato allo sviluppo di opportunità”.
Si parte dall’energia
Se il motore della crescita del mercato data center è la richiesta energetica il settore si scontra però con una duplice problematica: l’enorme richiesta di connessione alla rete da parte degli operatori che Terna non riesce a soddisfare e i lunghi tempi autorizzativi. Federico Mastroleo, Senior Sales Director Colocation & Hyperscaler EMEA di Vertiv, sottolinea quindi come “la procedura constava di due principali atti autorizzativi con inevitabili sovrapposizioni e lungaggini. L’introduzione del nuovo modello unificato potrà velocizzare i tempi, arrivando a 13 mesi.” Tale scenario si inserisce in un momento di trasformazione cruciale, con enormi potenzialità trainate dall’AI e dalla crescente domanda di digitalizzazione, ma che richiede un’azione concertata tra industria, politica e utility per superare le sfide e garantire una crescita sostenibile e sovrana. In tutto questo per Mastroleo “il settore data center è un portatore sano a livello strategico nazionale.”
L’opzione modulare
Ecco che arrivando alle tecnologie Faeti aggiunge ad esempio che per ridurre i ritardi di realizzazione e superare la criticità legata a un sbilanciamento tra la disponibilità dei chip (quindi GPU) e quella dell’infrastruttura che può creare un collo di bottiglia, ci si può avvalere di soluzioni modulari e ibride. Queste consentono di “ridurre significativamente i tempi di implementazione, arrivando a costruire le infrastrutture in circa la metà del tempo rispetto a un data center tradizionale, grazie ai processi di prefabbricazione.” Si tratta di solo una delle opzioni che Vertiv supporta, in quanto fornitore di infrastrutture passive, che collabora strettamente con hyperscaler e produttori di chip per sviluppare soluzioni che possano, in definitiva, supportare le crescenti esigenze dei data center.
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