Secondo Red Hat il 47% delle applicazioni cloud native a livello mondiale oggi sono sviluppate nell’ambiente Red Hat Openshift, ma le stime della filiale italiana dicono che nel nostro Paese questa quota è superiore. Non si possono comprendere gli ultimi annunci fatti dal vendor al Red Hat Summit 2023 di fine maggio se non si parte da questa semplice evidenza, che parla di un vendor concentrato più che mai a consolidare un’egemonia, ma forse qualcuno potrebbe dire anche monopolio, sul mercato delle piattaforme per le software factory e gli sviluppatori anche meno strutturati. Non a caso quindi gran parte delle ultime novità risultano concentrate su questo mondo. Gli annunci fatti sono stati recentemente illustrati e commentati in un incontro con la stampa italiana.

Giorgio Galli, senior manager solution architect & sales specialist di Red Hat Italia

Le principali novità

“Red Hat è oggi impegnata di fatto su un ampio spettro di progetti di trasformazione – racconta Giorgio Galli, senior manager solution architect & sales specialist di Red Hat Italia. I clienti tornano a fare in-sourcing di competenze per restare competitivi e questo significa più capacità di sviluppo, governance, ma anche la necessità di identificare le architetture infrastrutturali e applicative, naturalmente cloud, più favorevoli, puntando alla piena interoperabilità con le terze parti seguendo un modello API first”.

In quest’ottica la novità più importante è Red Hat Developer Hub, un portale aperto, unificato e di livello enterprise, progettato per semplificare il processo di sviluppo. Nata dal progetto open source Backstage, questa piattaforma fornisce gli strumenti e le risorse necessarie per creare applicazioni massimizzando le competenze esistenti, accelerando la velocità e riducendo al contempo attrito e sovraccarico cognitivo.

Segue poi Red Hat Trusted Software Supply Chain, una soluzione completa che migliora i processi end-to-end della catena dello sviluppo software al fine di promuovere l’adozione di pratiche DevSecOps.

Red Hat OpenShift AI supporta invece i servizi di AI generativa di IBM watsonx.ai per supportare il personale che non sviluppa a gestire infrastrutture governate dalle logiche ‘Infrastructure-as-Code’ grazie alla capacità di interpretare anche il linguaggio naturale per generare il codice di automazione necessario.

E, infine, Red Hat Service Interconnect, basato sul progetto open source Skupper.io, soluzione che consente agli sviluppatori di creare connessioni affidabili tra servizi, applicazioni e workload in tutti gli ambienti, senza richiedere complesse riconfigurazioni di rete o privilegi di sicurezza elevati.

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