“È stata necessaria la più grave crisi sanitaria degli ultimi 100 anni per dare un nuovo impulso all’innovazione nel nostro Paese”. Così Fabio Fregi, Country Manager Google Cloud in Italia, commenta le conseguenze della pandemia da Covid-19 sul nostro Paese nel particolare contesto della digitalizzazione delle imprese.

“Di fatto storicamente il processo di digitalizzazione nel mondo occidentale segue un’onda che parte dalla costa del Pacifico negli Stati Uniti per poi passare all’Atlantico e con il Sud Europa che è l’ultimo a riceverla. Se questa era la situazione di partenza, la pandemia ha costretto tutti ad affidarsi al digitale sia per le relazioni personali, sia per portare avanti il lavoro e garantire la propria continuità operativa”, sottolinea Fregi identificando quindi due trend principali a cui l’emergenza ha dato grande impulso: telelavoro ed e-commerce.

Nel primo caso si parla di uno scenario che ha visto la rincorsa da parte delle aziende di ogni dimensione ad abilitare allo smart working i propri dipendenti, partendo in alcuni casi da situazioni in cui mancavano del tutto gli strumenti dedicati al lavoro in remoto. “Su questo fronte, forti della diffusione della nostra G Suite, comprensiva di Gmail, siamo stati in grado di consentire velocemente e facilmente la collaborazione e la continuità dei processi aziendali delle organizzazioni”, prosegue Fregi. “Faccio tre esempi. Quello di FCA che ne ha esteso gratuitamente l’utilizzo ai propri dealer. I consulenti finanziari di Credem che hanno proseguito il proprio rapporto con la clientela a distanza. E infine la scuola che ha potuto usufruire rapidamente dei nostri strumenti di didattica a distanza”.

 
Fabio Fregi, Country Manager Google Cloud in Italia

Il commercio elettronico

Lato e-commerce è emersa anche qui una grande accelerazione nell’uso dei servizi tanto che diverse catene della GDO si sono trovate impreparate a gestire la domanda ritardando notevolmente i tempi di consegna, sia per problemi logistici che di limitate risorse informatiche che non riuscivano a gestire i picchi di accessi ai siti. “Chi era dotato già di infrastruttura cloud almeno su questo fronte era pronto mentre chi era più indietro nel processo di digitalizzazione ha visto un’opportunità per fare un salto in avanti. Questo scenario ha quindi accelerato l’introduzione di innovazione e oggi vediamo che i settori più importanti – come finance, manifatturiero, retail, PA – stanno continuando a seguire questa strada rendendosi per forza di cose conto di come il cambiamento sia effettivamente necessario laddove prima era stato rimandato, e anche per affrontare temi come la multicanalità e l’analisi dei dati oggi fondamentali per garantire ad esempio la Customer Experience”, continua Fregi, puntualizzando come tutto questo richieda infrastrutture e competenze a supporto.

Ecco che di recente Google ha annunciato un investimento da 900 milioni di dollari in Italia in 5 anni che prevede l’apertura di due Cloud Region (a Milano e Torino) in collaborazione con TIM, e un aiuto nel contempo alla digitalizzazione delle Piccole e Medie Imprese. “Due Cloud Region significa business continuity per i servizi erogati ma anche un’infrastruttura critica che rimarrà nel tempo garantendo tramite un acceleratore come il cloud servizi più veloci, time to market più rapido dei progetti, prodotti e servizi delle aziende utenti (passando da più di un anno a pochi mesi o anche meno), e quindi competitività in generale. Nel contempo parliamo anche di investimenti in formazione sul digitale (programma Italia in digitale), attività già svolte in passato da Google a favore di aziende, persone interessate a nuove opportunità e giovani in cerca di occupazione. L’obiettivo è di arrivare nel 2021 a oltre un milione tra persone e aziende che hanno avviato questo percorso di digitalizzazione, con ricadute positive sulle piccole e piccolissime aziende presenti sul territorio.”

Tra i settori che devono guardare con grande attenzione ai cambiamenti tecnologici c’è storicamente quello del finance, anche per via dei requisiti da soddisfare in termini di compliance verso regolamenti e norme. E che oggi è sottoposto a una pressione competitiva che richiedere di agire in velocità. “In Italia abbiamo firmato un memorandum of understanding con Intesa Sanpaolo per l’uso dei nostri servizi cloud sui data center TIM, guardando nel contempo anche alla crescita digitale del Paese all’innovazione del sistema Italia – aspetti ripresi dall’annuncio più ampio del progetto delle due Cloud Region e dei servizi da esse erogati e quindi a disposizione di tutte le imprese. E in Germania è di pochi giorni fa l’annuncio di un accordo con Deutsche Bank”, continua Fregi approfondendo poi l’importanza dell’uso del cloud nel manifatturiero e le relative catene di produzione, nel retail per conoscere meglio i clienti che oggi nel 50% dei casi fanno ricerche da mobile per soddisfare esigenze immediate da soddisfare subito, e nella PA impegnata su questo fronte anche con quanto previsto nel relativo Piano Triennale per l’Informatica.

“In definitiva il digitale non è qualcosa che riguarda solo la parte tecnologica. Oggi noi parliamo con i CEO, con i board aziendali per raccontare il cloud e i suoi vantaggi, con ricadute immediate e positive sull’andamento generale di un’impresa trasformando industrie consolidate anche grazie alla possibilità di usare tecnologie innovative come il machine learning. Due esempi per concludere: l’assicurativo, dove è possibile stimare in automatico i risarcimenti analizzando una fotografia. E l’automotive, per programmare gli incentivi all’acquisto su una serie di parametri, ottimizzando gli investimenti e riducendo i costi”, conclude Fregi.

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