Nel settore sanitario la sicurezza non è più una funzione accessoria né un semplice costo operativo. A evidenziarlo è il Rapporto 2026 sullo Stato della Sicurezza Fisica pubblicato da Genetec, che fotografa un comparto in profonda trasformazione, dove la protezione di persone, dati e infrastrutture si intreccia sempre più con l’innovazione digitale. In uno scenario caratterizzato da strutture complesse, normative stringenti e carenza di competenze, emergono tre pilastri strategici: intelligenza artificiale, collaborazione interdipartimentale e flessibilità infrastrutturale.

L’adozione dell’Intelligenza Artificiale è uno dei trend più rilevanti. Quasi la metà delle organizzazioni sanitarie (49%) prevede di integrarla nei processi di sicurezza per aumentarne l’efficienza. Le priorità di investimento per il 2026 riguardano in particolare il controllo accessi (55%), cruciale per la gestione dei flussi in ambienti ad alta criticità come ospedali e cliniche, seguito dall’uso dell’AI per l’analisi predittiva (40%) e dalla videosorveglianza (39%), sempre più centrale per il monitoraggio continuo e la raccolta di evidenze digitali.

La tecnologia, tuttavia, non è sufficiente senza un adeguato investimento sulle persone. Il rapporto evidenzia come il capitale umano rappresenti una delle principali sfide: il 38% delle organizzazioni segnala difficoltà nel reperire nuove competenze, mentre il 42% sottolinea la necessità di riqualificare il personale esistente. La modernizzazione della sicurezza passa quindi da un approccio olistico che integri strumenti avanzati e competenze adeguate.

Sul fronte delle minacce, il quadro resta critico. Le aggressioni al personale (55%) e gli accessi non autorizzati (50%) sono in aumento, rendendo essenziale una gestione efficace delle prove digitali. In questo contesto, i sistemi di gestione video di nuova generazione (VMS) giocano un ruolo chiave, semplificando le indagini e consentendo la raccolta e la condivisione delle evidenze con reparti interni e forze dell’ordine.

Parallelamente, i Security Operations Center stanno evolvendo in veri e propri hub di intelligence. Le strutture sanitarie puntano su un approccio sempre più data-centric, integrando informazioni provenienti da controllo accessi, cybersecurity e persino sistemi HR. Non a caso, il controllo accessi è indicato come priorità dal 55% degli intervistati, a conferma della necessità di una visione unificata della sicurezza.

Un altro elemento chiave è il cloud ibrido, scelto come compromesso tra innovazione e controllo in un settore con infrastrutture IT spesso obsolete, come segnala il 40% dei professionisti. Il 59% delle organizzazioni adotta il cloud per garantire aggiornamenti continui e patch di sicurezza, mentre il 46% lo fa per ottimizzare i costi. Business continuity, disaster recovery (40%) e sovranità del dato (37%) spingono verso modelli ibridi capaci di assicurare resilienza operativa.

Infine, la sicurezza fisica guarda oltre la protezione pura. I dati raccolti vengono sempre più utilizzati per migliorare l’esperienza di pazienti e personale (44%), garantire la conformità normativa (49%) e ottimizzare l’uso degli spazi. La sicurezza diventa così un abilitatore strategico, supportando il settore healthcare nella costruzione di architetture aperte, unificate e pronte alle sfide del futuro.

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