“Nel 2023 Kasperky ha compiuto i 15 anni di presenza sul mercato italiano (26 a livello globale), partendo dall’apertura della sua sede storica a Roma per arrivare successivamente a quella, inaugurata otto anni fa, a Milano. Abbiamo 45 persone divise equamente tra le due sedi, offrendo servizi e soluzioni per la cybersecurity e riflettendo la stessa organizzazione delle altre sedi, coprendo quindi le funzioni di sales and marketing che quelle tecniche di pre e post vendita. E di conseguenza disegno e assistenza delle soluzioni così come di rilascio e assistenza. Cosa non scontata per chi opera nel nostro settore”. Così Cesare D’Angelo, General Manager Italy & Mediterranean di Kaspersky, ha introdotto prima delle feste natalizie un incontro con la stampa che è anche stato l’occasione per condividere alcuni dati di una ricerca condotta sul tema della GenAI, intitolata ‘‘Intelligenza Artificiale e Cybersecurity: Insidia o Aiuto?’.

Cesare D’Angelo, General Manager Italy & Mediterranean di Kaspersky

“Parliamo in breve della generazione di contenuti partendo da dati inseriti dagli utenti, una tecnologia ormai pervasiva. Ecco che la ricerca ha coinvolto realtà italiane dai 100 dipendenti a salire indagando – con domande poste a dirigenti C-Level – la modalità di utilizzo di questa tecnologia. Ecco che è emerso che nel 97% dei casi viene usata dai dipendenti mentre il 57% la ritiene la norma per alcune attività di tipo ripetitivo. Tuttavia il 53% è preoccupato che usando questi strumenti possano essere divulgati segreti aziendali e informazioni sensibili, inseriti dagli utenti e catturati dagli algoritmi”, ha spiegato D’Angelo

Norme ancora lontane

Continuando, il tema è stato affrontato a livello strategico nei CdA dal 94% degli intervistati mentre l’87% deve capire meglio come vengono effettivamente utilizzati i dati per di conseguenza evitare rischi. Appena il 28% ha ragionato su norme e regolamenti per monitorarne l’uso. Il 48% prevede inoltre di continuare a usarla per automatizzare attività svolte dai dipendenti e il 16% ha pensato di sostituire il lavoro umano con l’intelligenza artificiale. Infine il 29% conta di automatizzare alcuni processi IT compresi anche quelli legati alla cybersecurity.

“Su questo aspetto siamo molto coinvolti. Siamo tra le aziende che utilizzano algoritmi di AI anche all’interno delle nostre soluzioni ma riteniamo che uno degli elementi cardine sia la supervisione del fattore umano. Non lasceremo che le macchine facciano tutto in autonomia. Il modo corretto di usare l’intelligenza artificiale è sempre con un approccio difensivo e mantenendo tutto all’interno di un perimetro dove è garantita la sicurezza di dati e informazioni”, ha concluso D’Angelo.

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