Le cosiddette ‘tre unità aristoteliche’ – luogo, tempo e azione – sono state per lungo tempo alla base non solo dei canoni narrativi per cui erano state coniate ma anche dei modelli organizzativi nelle aziende: quando si pensava al lavoro, infatti, il luogo dove veniva svolto, le ore a esso dedicate e i compiti svolti erano strettamente codificati e difficilmente modificabili. “La trasformazione digitale in atto, accelerata dalla pandemia, ha reso decisamente obsoleto questo modello, ma non è facile per le aziende capire in che modo affrontare questo cambiamento che vedrà affermarsi in maniera sempre più capillare il cosiddetto ‘lavoro ibrido’, dove luogo, tempo e azione troveranno declinazioni diverse in base a contesti sempre nuovi”, ha commentato Michele Dalmazzoni, director collaboration Sud Europa, Francia e Israele di Cisco. “Abbiamo cominciato ad affrontare questo tema molti anni fa, ben prima dell’emergenza sanitaria, e oggi Cisco non solo è in grado di offrire una gamma di soluzioni sempre più ampia, aperta e interoperabile, ma è anche attivamente impegnata a sperimentare sul campo – sia al proprio interno che sul territorio – approcci innovativi che stanno fornendo indicazioni utili”.
È il momento di sperimentare
A livello tecnologico la proposta Cisco relativa all’hybrid work ruota attorno a Cisco Spaces, soluzione aperta, flessibile e performante in grado di integrare la rete Cisco, i sensori presenti negli edifici e i dispositivi utilizzati dai collaboratori, ovunque essi si trovino, in un’unica piattaforma cloud. “Oggi la policy aziendale di Cisco in termini di lavoro è, di fatto, quella di non avere policy proprio grazie all’efficacia e all’efficienza di Cisco Spaces”, ha aggiunto Dalmazzoni. Tale approccio viene oggi applicato presso la sede Cisco di New York con ritorni interessanti in termini di apprezzamento da parte del personale nonché di ottimizzazione degli spazi e dei consumi energetici, mentre in futuro verrà esteso anche ad altre filiali. Un altro interessante esperimento è il progetto Venywhere, promosso in collaborazione con la Fondazione di Venezia e l’Università Ca’ Foscari, teso a trasformare Venezia in un laboratorio per i ‘nomadi digitali’. Sedici dipendenti Cisco si sono trasferiti per tre mesi nella città lagunare potendo scegliere ogni giorno se lavorare presso quattro spazi appositamente predisposti in città o dal luogo di residenza, nei momenti a loro più consoni. Anche in questo caso i risultati sono stati molto soddisfacenti, per cui l’azienda prevede di estendere l’esperimento ad altri territori.
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