L’intelligenza artificiale è ormai entrata stabilmente nelle strategie aziendali, ma la vera sfida non riguarda più soltanto l’adozione tecnologica. A cambiare è il modo stesso in cui viene progettato il lavoro. È questa la principale evidenza emersa dal report “Designing work in the age of agentic AI” realizzato da Top Employers Institute, studio che analizza come le organizzazioni stiano affrontando l’impatto crescente dell’intelligenza artificiale agentica sui processi aziendali e sulla gestione delle persone.

Negli ultimi due anni molte imprese hanno avviato progetti pilota, sperimentato piattaforme AI e investito in automazione. I risultati, però, sono stati spesso disomogenei: alcuni team hanno registrato miglioramenti in termini di efficienza e produttività, mentre altri hanno evidenziato difficoltà operative, perdita di fiducia nei sistemi o maggiore complessità nella governance dei processi. Secondo una pulse survey condotta da Top Employers Institute a marzo 2026 tramite LinkedIn, il 31% degli intervistati utilizza già forme di AI agentica, mentre il 41% prevede di avviare progetti o implementazioni nel corso dell’anno. Dati che confermano una tendenza già evidenziata anche da studi internazionali come quelli di McKinsey & Company, secondo cui l’adozione dell’AI agentica è ormai entrata nella fase operativa.

Per Top Employers Institute, tuttavia, il punto centrale non è soltanto la diffusione della tecnologia, ma la necessità di ridefinire flussi di lavoro, competenze e modelli organizzativi. Il report si basa sull’analisi di quasi 2.500 aziende certificate in 131 Paesi e su circa un milione di datapoint raccolti ogni anno. Dallo studio emergono tre direttrici strategiche che le organizzazioni dovranno affrontare per gestire efficacemente l’integrazione dell’AI nei processi aziendali.

Fiducia e trasparenza diventano centrali

Il primo tema riguarda fiducia, chiarezza e adozione. Con l’AI sempre più coinvolta nella gestione delle attività operative, non conta solo ciò che la tecnologia può fare, ma soprattutto quanto le persone comprendano il funzionamento dei sistemi e si fidino dei risultati prodotti. Secondo il report, il 40% delle aziende certificate Top Employers monitora costantemente l’efficacia della collaborazione tra persone e AI, valutando aspetti come benessere, soddisfazione lavorativa, qualità del lavoro e sviluppo delle competenze. Parallelamente, il 38% delle organizzazioni coinvolge direttamente i dipendenti nelle discussioni sull’etica dell’intelligenza artificiale. Un approccio che punta a rafforzare consapevolezza, trasparenza e fiducia durante i processi di trasformazione digitale.

Competenze e workforce planning nell’era dell’AI

La seconda sfida riguarda la modernizzazione delle strategie HR. L’adozione dell’intelligenza artificiale non richiede soltanto nuove competenze tecniche, ma impone di ripensare ruoli, modelli organizzativi e pianificazione della forza lavoro.

Secondo i dati raccolti da Top Employers Institute, il 70% delle organizzazioni sta già investendo nella preparazione dell’intera workforce ai cambiamenti introdotti dall’AI. Tuttavia emergono anche criticità: solo il 61% dispone di processi formalizzati di pianificazione strategica delle competenze e appena il 41% utilizza scenari futuri per prevedere l’evoluzione del lavoro.

In un contesto in cui performance e produttività dipendono sempre più dalla collaborazione tra persone e sistemi intelligenti, cambiano anche i criteri di valutazione del valore professionale, della retribuzione e dell’equità organizzativa.

L’etica AI come infrastruttura aziendale

Il terzo elemento evidenziato dal report riguarda la governance etica dell’intelligenza artificiale. Per Top Employers Institute, l’AI etica non può essere considerata un semplice insieme di policy, ma una vera infrastruttura organizzativa necessaria per sostenere fiducia, accountability e scalabilità. Il 65% delle aziende intervistate dichiara di adottare pratiche di implementazione responsabile dell’AI, mentre il 62% dispone già di framework strutturati dedicati all’etica dell’intelligenza artificiale.

Le organizzazioni più mature condividono tre caratteristiche comuni:

  • collaborazione tra HR, IT e operations nella definizione delle regole di utilizzo dell’AI;
  • monitoraggio continuo dell’impatto dei sistemi intelligenti nel tempo;
  • approccio guidato da valori, trasparenza e fiducia.

“L’adozione dell’AI non è più solo una questione di tecnologia, ma di progettazione del lavoro -, ha dichiarato Massimo Begelle, Regional Manager, Southern Eastern Europe and the Middle East di Top Employers Institute. Il vero divario emergerà tra le organizzazioni che sapranno progettare consapevolmente questa trasformazione e quelle che subiranno il cambiamento”.

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