È arrivato all’inizio dell’anno il via libera delle autorità competenti alla fusione tra Cloudera e Hortonworks, le due realtà principali della distribuzione di Hadoop che hanno sviluppato il loro business negli ultimi dieci anni attraverso il modello open source.

Grandi le ambizioni della nuova Cloudera: se il fatturato aggregato infatti oggi si aggira intorno ai 720 milioni di dollari, l’obiettivo è arrivare al miliardo di dollari di ricavi nel 2020, ossia in meno di due anni. “Le due realtà protagoniste della fusione sono complementari. Hortonworks è focalizzata sulla raccolta dati dall’edge, mentre il nostro core è nell’elaborazione dati e nel machine learning e anche per questo motivo la sovrapposizione dei clienti si ferma a solo il 5% – ha spiegato Michele Guglielmo, regional sales manager Mediterranean di Cloudera. Le piattaforme delle due società originarie continueranno a essere supportate per i prossimi tre anni, dopodiché lanceremo un nuovo sistema, Unity 1.0, che si caratterizzerà come ‘best of each’ a cui stiamo già lavorando”. La società nata dalla fusione continua a chiamarsi Cloudera e il CEO e il CFO dell’azienda sono quelli della Cloudera precedente. La nuova realtà può contare su una base clienti consolidata pari a circa 3.200 imprese in tutto il mondo.

Posizionamento in Italia

Mentre la presenza di Hortonworks in Italia è stata gestita per un certo periodo di tempo in modo indiretto, la filiale di Cloudera conta 12 persone (+40% rispetto a fine 2017) e in questi anni ha attivato relazioni con circa 100 clienti, molti dei mondi finance e telco, e con 110 partner che seguono la parte indiretta. “Nel nostro modello di business a livello mondiale l’azienda segue direttamente le 5.000 top imprese, in Italia sono circa 60, ma su queste comunque non realizziamo direttamente la vendita delle nostre soluzioni, mentre tutte le altre sono delegate al canale indiretto”.

Rendere flessibili i data warehouse aziendali

Michele Guglielmo, Regional sales manager Mediterranean
di Cloudera

L’attuale obiettivo strategico di Cloudera è quello di rispondere alla domanda del mercato che chiede di rendere flessibili i data warehouse aziendali che devono aprirsi sempre di più alla gestione del mondo dei dati non strutturati: “La strada per arrivare a questo passa dall’adozione di architetture cloud ibride dove è possibile raccogliere, pulire e normalizzare dati che provengono da diverse fonti e creare con facilità correlazioni tra gli stessi, andando oltre i data warehouse classici on premise che costringono le aziende a lavorare su schemi chiusi e limitati”, ha dichiarato Guglielmo.

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