In Progress è stato il titolo dell’evento di IDA (Italian Data Center Association), svoltosi di recente a Milano. E di fatto l’Associazione di lavoro ne sta portando avanti. Guardando ai dati condivisi dal suo presidente, Emmanuel Becker, è stato infatti raggiunto il numero di 130 associati, realizzate diverse pubblicazioni, e svolte diverse attività da parte dei comitati tecnici. “Sono molto orgoglioso di loro, hanno fatto un grande lavoro e anche quest’anno ci daranno un ulteriore contributo. A questo si aggiungono anche gli incontri con le Istituzioni. I passi avanti dimostrano che si può collaborare insieme. Il tutto in un mercato che ha un grande potenziale e che ha accelerato ulteriormente. Un potenziale legato ai bisogni del mercato in sé e alla realtà italiana ma anche il fatto che l’Italia ha una posizione strategica per essere al servizio di altre nazioni. Una porta di ingresso privilegiata, di scambio dei dati tra Europa e Mondo, servendo nazioni limitrofe ma anche molto lontane.”
Becker ha quindi fornito alcuni dati di mercato italiani. Partendo da quelli della co-location destinata a passare da 128 a 190 MW tra il 2023 e i 2028 (CAGR +8%) con forecast accelerato a 240 MW (+13%). Fronte Hyperscaler si parla invece di un passaggio da 134 a 756 MW (CAGR +41%) con forecast accelerato a 950 MW (+48%). “Questi dati evidenziano il bisogno di erogare servizi a imprese e cittadini. E qui si inserisce anche la possibilità di una collaborazione tra pubblico e privato”, ha spiegato Becker aggiungendo inoltre che, come geografia, la ‘Grande Milano’ sta facendo la parte de leone, con un’offerta 2023-2028 nella sua area metropolitana destinata a passare sa 184 a 572 MW. A seguire Roma, da 15 a 95 MW, e Torino, da 20 a 26 MW. “Gli sviluppi futuri sono ad esempio legati alle opportunità offerte dalla crescita dell’intelligenza artificiale. È il momento dell’Italia e tutti insieme possiamo contribuire a questa accelerazione.”
L’incontro ha poi messo sul piatto diverse tematiche, dai piani di sviluppo sul fronte dell’idrogeno alla realizzazione e manutenzione dei data center. Evidenziando come questi siano da considerarsi dei campus tecnologici, capaci di dare un contributo in termini di acquisizione e trasferimento di competenze ma anche di condividere quanto prodotto, ad esempio offrendo fonti di calore per il teleriscaldamento. Ecco che è stato sottolineato come quella del data center proponga una sostenibilità diversa rispetto ad altri tipi di industrie, sfruttando fonti rinnovabili e non rilasciando direttamente CO2 nell’atmosfera. Oltre a non impattare sul traffico stradale, al contrario di chi richiede il trasporto continuo di materie prime o prodotti da veicolare sul mercato. Con infine l’importante collaborazione con le Istituzioni per sviluppare il ruolo dei data center laddove non si voglia espellere il tessuto industriale dal territorio, ma al contrario favorire l’innovazione.
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