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Microsoft Work Trend Index: gli agenti AI potenziano la Human Agency

Il report evidenzia il “paradosso della trasformazione”: da un lato il timore di restare indietro senza competenze AI, dall’altro la tendenza delle aziende a privilegiare il mantenimento degli obiettivi tradizionali piuttosto che ripensare il lavoro

L’intelligenza artificiale sta cambiando profondamente il modo di lavorare e le aziende si trovano oggi davanti a una trasformazione senza precedenti. È quanto emerge dal nuovo Work Trend Index 2026 di Microsoft, la ricerca annuale globale che analizza l’impatto dell’AI sul mondo del lavoro e che, per l’Italia, evidenzia un panorama fatto di grandi opportunità ma anche di significative difficoltà organizzative. Secondo lo studio, l’intelligenza artificiale non è più soltanto uno strumento di supporto, ma una leva concreta di produttività. A livello globale il 58% degli utenti AI dichiara di riuscire a svolgere attività che un anno fa non sarebbe stato in grado di affrontare. In Italia la percentuale si attesta al 55%, mentre sale rispettivamente all’80% e al 76% nelle cosiddette “Frontier Firm”, le aziende più avanzate nell’adozione dell’AI.

La ricerca mostra inoltre come l’utilizzo di Microsoft 365 Copilot stia progressivamente spostando il lavoro verso attività cognitive ad alto valore. Quasi la metà delle interazioni con l’AI riguarda infatti analisi di dati, problem solving e pensiero critico. Parallelamente, gli agenti AI presenti nell’ecosistema Microsoft 365 sono aumentati di 15 volte nell’ultimo anno, con una crescita ancora più marcata nelle grandi imprese. L’automazione, però, non riduce il ruolo delle persone. Al contrario, emerge il concetto di “Human Agency”, cioè la capacità dell’essere umano di guidare processi, prendere decisioni e coordinare il lavoro con il supporto dell’intelligenza artificiale. In questo scenario, le competenze più richieste diventano il controllo qualitativo degli output generati dall’AI e il pensiero critico. Non a caso, l’87% dei cosiddetti Frontier Professional considera le risposte dell’AI come un punto di partenza da verificare e perfezionare, non come risultati definitivi.

Il vero nodo, tuttavia, riguarda le organizzazioni. Lo studio evidenzia come la cultura aziendale e il supporto del management abbiano un impatto sull’adozione dell’AI più che doppio rispetto alle competenze individuali dei lavoratori. Non basta quindi introdurre nuovi strumenti: è necessario costruire ambienti capaci di favorire sperimentazione, formazione e nuovi modelli operativi. Ed è proprio qui che emergono le maggiori criticità, soprattutto in Italia. Solo un lavoratore italiano su cinque ritiene che il management abbia una strategia AI chiara e condivisa. Una mancanza di visione che alimenta quello che Microsoft definisce il “paradosso della trasformazione”: da un lato il timore di restare indietro senza competenze AI, dall’altro la tendenza delle aziende a privilegiare il mantenimento degli obiettivi tradizionali piuttosto che ripensare radicalmente il lavoro.

A frenare il cambiamento contribuisce anche la carenza di incentivi. Soltanto l’11% dei lavoratori italiani dichiara infatti di sentirsi premiato per aver adottato nuove modalità operative basate sull’intelligenza artificiale.

AI, Competenze, cultura aziendale, Frontier Professional, produttività


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