I Ceo italiani guardano ai prossimi dodici mesi con un cauto ottimismo, ma dietro la fiducia emergono timori concreti legati alla velocità del cambiamento tecnologico e alla capacità delle imprese di integrare in modo efficace l’intelligenza artificiale. È quanto rileva la 29ª edizione della Global CEO Survey di PwC, che fotografa un Paese fiducioso ma ancora in ritardo sul fronte dell’innovazione digitale.
A livello internazionale, le principali preoccupazioni dei manager sono i rischi informatici e la volatilità macroeconomica (entrambi al 31%). In Italia, invece, il cambiamento tecnologico si conferma la sfida numero uno, seguito da dazi commerciali, cybersecurity, carenza di competenze chiave e inflazione. Un’agenda che riflette un sistema produttivo chiamato a rinnovarsi rapidamente per restare competitivo.
Oltre la metà dei Ceo italiani (53%) si interroga sulla capacità della propria azienda di trasformarsi alla velocità richiesta dall’evoluzione tecnologica, un dato superiore alla media globale (42%). Il 34% esprime dubbi sull’adeguatezza della propria capacità innovativa per affrontare l’incertezza futura. Al contrario, risultano meno sentite le tensioni geopolitiche: solo il 13% dei Ceo italiani si dichiara esposto a questo rischio, contro il 23% a livello mondiale.
Il vero nodo è però l’intelligenza artificiale. In Italia l’adozione resta limitata in tutti gli ambiti analizzati. La quota di Ceo che dichiara una bassa o nulla implementazione dell’AI supera la media globale: 54% nell’attrazione della domanda (46% nel mondo), 60% nello sviluppo di prodotti e servizi (47% globale) e 68% nella definizione della strategia aziendale (53% globale). Non sorprende quindi che il 78% dei manager italiani non abbia ancora riscontrato benefici concreti su costi e ricavi, contro il 56% registrato a livello internazionale.
Quasi la metà dei Ceo (49%) riconosce comunque all’innovazione un ruolo strategico, ma solo il 16% dispone di un centro di innovazione strutturato. Le barriere sono soprattutto culturali e organizzative. La principale difficoltà è la carenza di competenze (46%), seguita dai problemi nel trasferimento delle conoscenze (37%) e dall’incertezza sui ritorni degli investimenti (31%). Pesano anche le preoccupazioni legate alla cybersecurity e la resistenza al cambiamento (27% ciascuna).
Il 71% dei Ceo ammette di non avere ancora una comprensione completa dell’impatto dell’innovazione digitale sul proprio settore e sulla forza lavoro. Il 27% segnala l’assenza di una cultura aziendale favorevole all’AI – un dato triplo rispetto alla media globale – mentre il 40% evidenzia difficoltà nell’attrarre talenti tecnici e nel definire una roadmap chiara per le iniziative di intelligenza artificiale.
Secondo Alessandro Caridi, Partner e Digital Innovation Leader di PwC Italia (nella foto in alto), il ritardo nell’adozione dell’AI può trasformarsi in un’opportunità: investendo in competenze, processi e governance, le aziende possono convertire il potenziale tecnologico in valore misurabile.