L’impatto della trasformazione del business su applicazioni e processi

Questo è il titolo della tavola rotonda organizzata a Milano da SAP insieme alla rivista Office Automation in cui si è parlato di cambiamenti derivati dal cloud e dalla Generative AI, di modernizzazione di applicazioni e architetture ma anche dell’importanza della collaborazione tra le persone

Innovare, trasformare e modernizzare con successo la propria impresa è un’esigenza sempre più sentita in ambito aziendale. Non sempre e non per tutti, però, questo processo è semplice e immediato. Le imprese, oggi, si trovano spesso a operare attraverso un parco applicativo eterogeneo a cui ancora manca una visione d’insieme per poter arrivare a una trasformazione e modernizzazione di successo. Fondamentale, quindi, è intervenire allo scopo di rinnovare e ridefinire le architetture IT e le applicazioni a supporto dei processi, per poter realizzare un percorso vincente che parta dalla raccolta e dall’analisi efficiente dei dati.

Cloud, Intelligenza Artificiale e talvolta anche IoT sono diventati elementi sempre più importanti in ambito aziendale. Intanto cresce anche l’attenzione nei confronti della sicurezza e della sostenibilità.

Accanto a soluzioni innovative, è fondamentale favorire il dialogo tra area business e IT e disporre di personale aggiornato sulle competenze necessarie per affrontare il cambiamento.

Ma per discutere in modo approfondito sul tema dell’impatto della trasformazione del business su applicazioni e processi, SAP Leanix e SAP Signavio, in collaborazione con Soiel International, hanno organizzato a Milano una tavola rotonda. L’incontro, moderato da Paolo Morati, giornalista di Office Automation, ha visto la partecipazione di aziende di differenti settori, che hanno espresso il proprio punto di vista sull’argomento.

Le domande, che hanno fatto da spunto alla tavola rotonda::

Quanto è fondamentale disporre di una visibilità a 360 gradi sul proprio parco applicativo e quali possono essere le conseguenze di una sua mancanza totale o anche solo parziale?

Quali sono le strategie e gli strumenti più adeguati per raccogliere e analizzare i dati sulle applicazioni utilizzate nei diversi processi di business e quindi aggiornarle, integrarle ed evolverle in modo corretto?

Quali sono le competenze che entrano in gioco in tale ambito per poter prendere le decisioni migliori fronte architetturale, quali sono gli stakeholder coinvolti e come cambiano i ruoli operativi e di gestione alla luce delle evoluzioni tecnologiche attualmente in corso a partire dall’uso della GenAI?

 

Andrea Bonetti, IT Enterprise Architect/ Gruppo Hera

Gruppo Hera è una realtà nata dall’aggregazione di aziende municipalizzate che gestisce la fornitura di servizi energetici e ambientali. In questo contesto svolgo il ruolo di IT Enterprise Architect per disegnare l’evoluzione dei sistemi di classe Enterprise. Sono almeno una quindicina le principali attività di business del Gruppo, ognuna con diversi livelli di utilizzo di strumenti IT.

Disporre di una visibilità a 360° sul proprio parco applicativo sembra ovvio, chiunque lavori nell’IT ne comprende l’importanza, eppure non si fa molto, perché gestire le informazioni costa, soprattutto se fatto in modo completamente manuale; bisogna quindi valutare qual è il livello di dettaglio e aggiornamento che ci si può permettere. È difficile spiegare la complessità e l’articolazione dei sistemi a chi, dall’esterno, li percepisce come un oggetto unico, con un pulsante “on/off” da premere. Importante è saper comunicare per far comprendere l’articolazione, la complessità, anche in ottica di sensibilizzazione all’IT risk management. Oggi senza IT “non si va da nessuna parte”, ogni business è letteralmente abilitato a esistere dall’IT, per questo è determinante farne comprendere l’importanza. Con l’aumentare della quantità di sistemi utilizzati ne cambia anche il “peso qualitativo” nella vita aziendale: l’IT non è più solo un servizio, uno strumento per ottenere un risultato, è qualcosa di indispensabile che permea tutto l’ambiente in cui si lavora. Aumenta quindi il controllo necessario, e poiché non si possono avere dipartimenti di Enterprise Architecture enormi, servono strumenti che controllano strumenti, software che monitora software. Anche se questo è oneroso genera oggettivamente valore, probabilmente farne comprendere l’importanza in ottica di risk management è il primo passo da compiere.

Per quanto ci riguarda, la nostra principale mossa strategica in materia di Enterprise Architecture è stata la stesura e il mantenimento di una mappa applicativa. Ora stiamo lavorando sul governo delle integrazioni, nella convinzione che il valore aggiunto generato dall’IT non è nelle funzionalità dei singoli sistemi, che sono oramai commodities, ma nell’efficacia di interazione delle varie componenti di un sistema informativo aziendale complessivo.

Stiamo puntando quindi sulla governance delle integrazioni, all’interno di un complesso di IT operations già decisamente automatizzato, per implementare metodologie e strumenti di mappatura e monitoraggio. La difficoltà maggiore è sempre mantenere un approccio complessivo, un colpo d’occhio “worldwide” sull’intero funzionamento del contesto in cui i sistemi operano e dei comportamenti delle diverse componenti, tecniche e umane.

L’Enterprise Architect deve riuscire a mettere insieme nella sua visione i vari “layer” che “stratificano” l’azienda: processi, sistemi, dati, infrastruttura, per indirizzare le azioni di sviluppo verso una utilità complessiva.

Per quanto riguarda l’AI, l’argomento del momento, dal nostro punto di vista non può essere “la ciliegina sulla torta” dei processi attuali. Deve essere invece uno strumento attorno a cui ridisegnare i processi, affinché i sistemi tradizionali (come ERP, CRM…) non siano più solo tool di registrazione e rendicontazione, ma agenti in qualche modo proattivi, che traggano dall’accesso alla base dati del sistema informazioni per azioni che, se non sono vere e proprie automazioni, devono comunque essere suggerimenti interattivi a supporto di chi opera.

 

Matteo Carucci, Head of Data & AI Platforms, Eutelsat Group

Eutelsat Group è un operatore satellitare nato dalla fusione di due aziende, Eutelsat, multinazionale francese attiva sul mercato da quarant’anni, con sede a Parigi e filiali in tutto il mondo e OneWeb, impresa con sede a Londra, presente in USA con uffici in Virginia e un impianto di produzione in Florida, che fornisce servizi Internet a banda larga via satellite in orbita terrestre bassa (LEO – Low Earth Orbit). Grazie al merger, oggi Eutelsat Group è una realtà mondiale che considera quindi sia l’orbita classica, geostazionaria, sia l’orbita LEO.

L’area dati & AI platforms di Eutelsat Group, di cui sono responsabile, comprende anche la business intelligence, ormai vista come parte dell’Intelligenza Artificiale. Il mio team è diviso tra Torino, Londra, Parigi su diverse tecnologie. Siamo in una fase di transizione, stiamo valutando tecnologie e raccogliendo il patrimonio informativo in più piattaforme dati orchestrate in modo centralizzato.

Siamo un’azienda che lavora coi governi, con l’area militare, di conseguenza dobbiamo sottostare a normative stringenti per motivi di sicurezza. I regolamenti sui dati imposti dal governo americano, per esempio, sono molto restrittivi, ma gli USA non sono l’unico Paese con regole rigorose.

In uno scenario di questo tipo, disporre di una visibilità a 360° sul proprio parco applicativo è importante per evitare gravi ripercussioni e mantenere i propri clienti. C’è anche la questione dei costi; è necessario avere visibilità su come sono spesi i soldi relativi alla quota applicativa. Determinante è anche controllare la parte di evoluzione, di modernizzazione IT per essere al passo con le esigenze del mercato, collaborando con le varie aree di business.

Eutelsat Group, in quanto risultato di un merger, ha dovuto confrontare gli strumenti a disposizione delle due aziende. Utilizzavamo alcune applicazioni comuni, di conseguenza ci aspettavamo di riuscire, entro un anno e mezzo circa, ad allineare abbastanza velocemente le varie attività. In realtà tutto questo è stato più difficile del previsto perché i processi partivano da basi differenti. Per Eutelsat, il data lake aziendale è sempre stato il destinatario finale dei dati raccolti. OneWeb, invece, utilizzava la data platform anche come tool operativo. I dati erano passati ad altri tool operativi ed esposti all’esterno. Conseguentemente ci si è posti il problema del come usare i tool e come mantenere alta la sicurezza. Come IT abbiamo sempre evidenziato la necessità di avere visibilità applicativa end to end, ma si è partiti da uno “spavento” sorto quando ci si è resi conto di grossi problemi a livello di security e di questioni che mettevano a rischio il business.

Molte trasformazioni sono state possibili quando è stato rivisto l’organigramma aziendale e sono subentrate persone convinte sulla necessità di cambiamento e di evoluzione.

Per prendere decisioni migliori fronte architetturale puntiamo su Enterprise Architecture ed Enterprise Governance. Queste aree sono forse un po’ sottodimensionate rispetto alla grande quantità di attività da svolgere dopo un merger, ma almeno esistono.

L’AI generativa potrà portare a sistemi estremamente evoluti, in grado di potenziare i contatti con gli operatori coinvolti. Ci vorrà però tempo perché questi sistemi siano pienamente valorizzati e le persone possano utilizzarli al meglio. Di conseguenza sarà importante puntare sulla formazione perché il personale possa diventare in grado di padroneggiare correttamente questi strumenti.

 

Massimo Occhipinti, Digital & Data Platform Manager di Epta

Epta è un gruppo multinazionale che lavora con l’obiettivo di soddisfare i bisogni di tutti i segmenti della refrigerazione commerciale. Suddivisa su tre business unit, l’azienda è attiva in cinque continenti. In quanto digital & data platform manager, mi occupo di machine learning, di artificial intelligence e reporting di gruppo, incentrati su un unico sistema, una data platform basata su un’infrastruttura cloud.

L’obiettivo è di centralizzare le informazioni e diventare una data driven company: questo percorso ci sta portando a benefici trasversali perché ci permette di analizzare tutte le informazioni dei sistemi e dei prodotti che le generano permettendo un’analisi approfondita in maniera omogenea.

Una visibilità a 360° è fondamentale per il controllo dei costi. Le aziende che fanno acquisizioni devono fare i conti con un mondo che non conoscono. Tutto questo implica anche la gestione della sicurezza e il rispetto delle normative nell’ambito della gestione dei dati.

Quando si adotta un sistema per la gestione dei processi, questi ultimi generano dati che, a propria volta, producono business. Importante è tenere sotto controllo la struttura per gestire e mantenere un processo, in sicurezza. Un sistema evoluto permette di gestire la scalabilità in modo semplice; la crescita delle informazioni, l’evoluzione del business portano a una modernizzazione delle infrastrutture e alla valorizzazione della loro scalabilità.

Per raccogliere e analizzare i dati sulle applicazioni utilizzate nei diversi processi di business utilizziamo due strutture, una che gestisce tutte le architetture, l’altra enterprise service based, che ci permette di mettere insieme diverse interfacce.

La data platform è importante perché parliamo sempre di reporting centralizzato, di balance score card, di gestione delle informazioni, ma se le infrastrutture non riescono a comunicare tra di loro è impossibile interfacciarci con il cliente.

Stiamo continuando a sviluppare la data platform; sotto a essa c’è un forte sviluppo della gestione centralizzata delle infrastrutture. A volte è difficile interfacciarsi con Paesi di altri continenti, non sempre è immediato comprendere cosa le persone stiano facendo e come gestiscono i loro sistemi operativi. Quindi per noi è fondamentale disporre di una data platform per monitorare a 360 ° quanto sta accadendo.

Abbiamo al nostro interno una persona responsabile di tutte le Enterprise Architecture, trasversale ai mondi digitali che gestisce le infrastrutture riportando al nostro CIO.

Non è banale mantenere il personale e le strutture aggiornate, soprattutto se ci sono stati processi di merger & acquisition. Un sistema core & enterprise può essere tracciato con facilità, un sistema non core o di nicchia è più difficile da tracciare. Purtroppo, o per fortuna, esistono normative che indicano qual è la modalità corretta da mantenere. Quando però sono coinvolti Paesi diversi, con regolamenti differenti, la situazione si complica.

Oltre che sull’Enterprise Architecture, stiamo lavorando con tool di generative AI, ma non sono ancora completamente autonomi, in un mondo ricco di informazioni vanno addestrati.

A livello di personale, stiamo sensibilizzando i dipendenti all’utilizzo dei tool, mostrando loro il valore aggiunto. Credo che la generative AI non sostituirà, almeno per il momento, l’essere umano. Di conseguenza servono persone “native digitali”, non solo con competenze IT, ma con una forma mentis in grado di comprendere l’evoluzione tecnologica e le esigenze del mondo attuale.

 

Massimo Pernigotti, senior advisor HR & ICT di EDISON

Edison è una società attiva nell’area dell’energia da oltre 140 anni ed è uno degli operatori leader nel settore in Italia. Oggi è una multiutility con una serie di business unit attive sia nell’ambito dell’energia termoelettrica sia del rinnovabile (idroelettrica, eolica, fotovoltaica) o del gas o dei servizi alla persona.

Disporre di una visibilità a 360° sul proprio parco applicativo è fondamentale per evitare difficoltà operative. Spegnere un data center per manutenzione e attendere la sua ripartenza è un problema. Altra problematica riguarda il controllo delle licenze, perché ogni attività possa funzionare senza complicazioni e non ci sia il rischio che fornitori facciano causa all’azienda per il mancato pagamento. Una terza preoccupazione è dovuta alle interfacce. Avere un problema di interfaccia significa perdere sia il controllo dei propri processi di business sia il controllo delle persone con cui si intergisce.

Bisogna puntare sulla sicurezza della propria infrastruttura attraverso un’attività puntuale di patch management: questo presuppone, tuttavia, avere accortezza su quello che si ha. Se un operatore non ha consapevolezza su quanto possiede, rischia di dimenticare di fare l’upgrade di determinate soluzioni, di non mettere patch dove serve. Dal momento che il perimetro di una realtà come Edison è piuttosto vasto, è necessario poterlo salvaguardare accuratamente, garantendo protezione a tutti i livelli. Ultimo, ma non per importanza della conoscenza del proprio parco applicativo, è il monitoraggio dei costi, che presuppone una conoscenza approfondita di ciò che esiste.

Infine, un elemento da non trascurare riguarda l’evoluzione. Bisogna considerare anche la possibilità di fare evolvere i sistemi nel tempo. Si potrà sentire il bisogno di valorizzare nuove tecnologie, di abbandonarne altre, gestendone la transizione con la consapevolezza di quello che si ha.

Per raccogliere e analizzare i dati, abbiamo puntato sul CMDB (Configuration Management Database). Prima avevamo una soluzione, in seguito siamo passati a un’altra più evoluta, integrando nuove applicazioni. In tema di Enterprise Architecture stiamo valutando strumenti aggiuntivi di performance application e monitoraggio di quanto non va bene, per potere intervenire con prontezza in caso di imprevisti. Ripristinare attività non funzionanti può essere oneroso, anche in termini di tempistiche, per questo affrontare un problema subito, appena si verifica, è fondamentale.

La funzione di Enterprise Architecture in Edison è storica; tra il 2020 e il 2023 è avvenuto il passaggio del 100% delle applicazioni da on premise al cloud. Quindi chi lavora in quella funzione conosce tutte le applicazioni, tutti gli agganci necessari a un buon funzionamento di esse. Questo passaggio in cloud è stato una sorta di mio lascito all’azienda, considerando che sono stato CIO di Edison dal 2007 al 2024. Anche se nel luglio scorso sono andato in pensione, da settembre ho iniziato un’attività di consulenza come senior advisor HR & ICT. Mi occupo di formazione dei giovani, anche relazionandomi con l’università e lavornado per creare una ICT Academy.

L’intelligenza artificiale cambierà il paradigma fino a questo momento considerato. Anche valorizzando maggiormente l’AI, non solo sarà importante considerare i costi, ma anche gl ESG (Environmental, social, governance) nella scelta tecnica di un’applicazione. Importante, per esempio, è capire anche qual è l’impatto in termini di anidride carbonica derivato da una particolare scelta.

 

Alessandro Maiocchi Innovation Hub Director, Bracco SpA

Il gruppo Bracco è una multinazionale attiva nel settore Life Science, specializzata nella diagnostica per immagini, con sedi distribuite in tutto il mondo e un fatturato prevalentemente estero. L’Innovation Hub supporta le business unit a livello tecnologico a 360°, in un contesto che è quello di un’azienda farmaceutica con vari ambiti applicativi: dalla ricerca alla produzione di agenti di contrasto e dispositivi medici, arrivando all’erogazione di servizi sanitari. In particolare, il Centro Diagnostico Italiano, a Milano, è la business unit di Bracco che eroga tali servizi. Nella strategia di sviluppo aziendale, la capacità di adattamento a un mercato in continua evoluzione è strettamente legata allo sfruttamento delle tecnologie emergenti. Il compito dell’Innovation Hub è contribuire a questo processo esplorando la complessità delle nuove tecnologie, in particolare dell’intelligenza artificiale e dei requisiti organizzativi e strutturali che devono essere soddisfatti per garantire ritorni d’investimento tangibili. I processi di digitalizzazione sono essenziali per supportare la trasformazione del business, ma richiedono strategie chiare focalizzate verso uno sviluppo di piattaforme collaborative e sostenibili. La migrazione delle applicazioni tradizionali verso il cloud, per esempio, consente maggiore accessibilità, flessibilità e riduzione dei costi infrastrutturali mentre i modelli SaaS garantiscono scalabilità, collaborazione e facilità di integrazione.

A fronte di piattaforme digitali sempre più articolate e complesse, dove molti processi sono latenti, è fondamentale mantenere la massima visibilità possibile sul parco applicativo avviando attività di monitoraggio per individuare eventuali criticità nella gestione di efficienza, costi e sicurezza.

L’ecosistema digitale deve essere solido ma non eccessivamente rigido da impedire l’integrazione di nuove applicazioni e tecnologie. Allo stesso tempo deve essere governato nel modo più oggettivo possibile, passando attraverso evidenze concrete sull’utilizzo delle applicazioni e delle loro dipendenze, nonché delle interazioni tra sistemi. Per processi completamente automatizzati, l’impatto dei cambiamenti attuati è tipicamente valutabile attraverso l’uso di indicatori chiave di prestazione (KPI) per il monitoraggio e la quantificazione dei ritorni d’investimento generati. Tuttavia, affidarsi a questi indici, nel caso di processi dove l’interazione umana è rilevante, non è più sufficiente: per processi ibridi la tecnologia di per sé non può fare la differenza mentre diventa determinante la percezione di semplificazione e velocizzazione dell’operatività generata a livello di utente.

L’adozione di applicazioni basate su intelligenza artificiale generativa impone un’attenzione particolare alla formazione del personale. Questi strumenti modificano radicalmente l’interazione tra l’utente e il software, superando i tradizionali schemi standardizzati. Di conseguenza, l’efficacia dei risultati dipende sempre più dall’uso che ne fanno gli operatori, un aspetto che può introdurre incertezza e ridurre la riproducibilità delle operazioni.

In un panorama sempre più ricco di soluzioni innovative basate sull’AI, le aziende devono adottare sistemi di governance condivisi che favoriscano una stretta collaborazione tra la funzione IT e le altre aree aziendali. Questo dialogo è essenziale per garantire che la trasformazione digitale risponda a reali esigenze operative, evitando la dispersione di risorse e l’adozione disordinata di tecnologie che potrebbero compromettere la crescita e la stabilità dell’ecosistema digitale aziendale.

Il punto di vista di SAP

 

Roberto Naretto: senior solution specialist/SAP Leanix

 

Massimo Minetti, senior solution specialist/SAP Signavio

Leanix, realtà specializzata nell’area Enterprise Architecture Transformation acquisita da SAP nel 2023 e Signavio, società attiva nella Business Process Intelligence nonché parte di SAP dal 2021, sono due realtà che contribuiscono alla Business Trasformation, elemento fondamentale oggi per le aziende e in particolare, per ogni utente SAP. Quando si parla di trasformazione del business su applicazioni e processi non ci si riferisce solo a cambiamenti a livello di ERP. Oggi la transformation coinvolge anche il cloud e la Generative AI. Di conseguenza è determinante comprendere su quali applicazioni e processi è utile introdurre il cambiamento.

Disporre di una visibilità a 360° sul proprio parco applicativo è importante, quando si sceglie di fare propria la business trasformation. In una trasformazione è essenziale capire le relazioni tra le diverse applicazioni software presenti in azienda, per comprendere e gestire eventuali impatti. Ma è altrettanto importante capire le relazioni tra applicazioni e processi per avere una visibilità completa dell’azienda, che comprenda sia gli aspetti IT sia quelli legati al business.Bisogna inoltre disporre di una mappa delle funzioni aziendali per capire cosa è utile ad aree come HR, finance, supply chain e altri ambiti.

Quando si introduce innovazione devono essere considerati anche i costi, ma per fare la scelta più appropriata è essenziale avere una visibilità completa del costo associato a ciascuna applicazione. Importante è anche conoscere gli strumenti già presenti in azienda. A volte una piattaforma offre strumenti non abitualmente usati ma utili alla trasformazione, che potrebbero essere maggiormente valorizzati anche in contesti di lavoro ordinario.

Per rispondere maggiormente alle esigenze di business transformation, SAP ha acquisito Leanix e Signavio, che favoriscono la collaborazione tra business e IT. Uno degli obiettivi di SAP è quello di consentire il dialogo tra applicazioni, interagendo con soluzioni già presenti in azienda, e il dialogo con strumenti di business.

La generative AI, elemento forte di cambiamento, è sempre più richiesta dal CIO. Ha un impatto forte sulle applicazioni, che devono quindi sottostare a regole e a precise roadMap, per evitare problemi a livello di governance aziendale.

Anche le tematiche ESG (Environmental, Social & Governance) possono essere monitorate per creare grafici sulla sostenibilità e fare le scelte più corrette.

Per introdurre una nuova piattaforma sono messe in gioco diverse competenze. A un lavoro iniziale di creazione di un modello dati si aggiunge un’attività di tipo progettuale, valorizzando gli strumenti già presenti in azienda. I dati devono essere sempre aggiornati per estrarre informazioni accurate e l’aggiornamento deve riguardare anche il personale che lavora in quest’ambito. Difficile è dire quante persone sono necessarie per garantire le decisioni migliori. Dipende dal contesto e dal punto d’arrivo prefissato. Dipende anche da quali e quanti elementi è necessario prendere in considerazione.

Importante è definire un programma di lavoro che porti a un ritorno misurabile, in tempistiche piuttosto rapide, anche grazie alla disponibilità di acceleratori per disegnare l’architettura e i processi attuali o futuri.

In tutto questo il ruolo dell’Enterprise Architect è fondamentale, ma chi riveste questa funzione non deve essere l’unica persona coinvolta. Per una riuscita ottimale di un progetto è bene favorire la collaborazione tra più persone sia in area IT sia in area business. La possibilità di utilizzare le soluzioni SAP agevola la collaborazione. Un approccio step by step è in molti casi importante per affrontare con facilità le tematiche più complesse.




A cura della redazione

Office Automation è da 38 anni il mensile di riferimento e canale di comunicazione specializzato nell'ICT e nelle soluzioni per il digitale, promotore di convegni e seminari che si rivolge a CIO e IT Manager e ai protagonisti della catena del val...

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