F5 a supporto dell’operatività aziendale
Alle aziende non servono solo ottimi prodotti IT, ma soluzioni in grado di supportare la trasformazione digitale e la competitività dal punto di vista del business. Da questo concetto parte Paolo Capomasi (a sinistra nella foto), Country Manager di F5 Italia, nel raccontare la strategia di un’azienda la cui proposta – avviata nel 1996 con l’obiettivo di offrire servizi di application delivery e application security, in primis fronte load balancing per poi arrivare progressivamente a una serie di soluzioni a valore aggiunto – si innesta in un punto critico tra l’esigenza delle organizzazioni di evolvere rapidamente il proprio business e l’obbligo di preservare tutte le transazioni, garantendo al tempo stesso la continuità operativa.
“F5 è un gruppo capace di supportare le aziende italiane nel loro percorso di trasformazione, rendendole anche più resilienti. Di fatto il mercato italiano è composto da eccellenze che, per rimanere competitive, possono investire solo in iniziative realmente strategiche, capaci di generare un impatto concreto. In questo contesto si inserisce la nostra proposta, offrendo un’ampia flessibilità operativa.”
Uno degli aspetti più critici che queste realtà devono affrontare è secondo Capomasi il lock-in, ossia il rischio di restare vincolati a una determinata scelta tecnologica senza poter cambiare facilmente. Da questo punto di vista F5 permette di sviluppare porzioni di applicazioni in formati diversi senza doversi preoccupare dell’infrastruttura sottostante. “Il cloud può diventare un ambiente unico in cui operare, spostando gli applicativi senza l’obbligo di utilizzare uno specifico stack tecnologico. Questo è possibile grazie alla nostra piattaforma ADSP (Application Delivery and Security Platform), di cui il Distributed Cloud rappresenta una componente fondamentale. Abbiamo poi aperto un Point of Presence (PoP) a Milano, che eroga i nostri servizi direttamente, integrandosi con la nostra rete globale. Questo permette alle aziende di ottenere maggiore flessibilità organizzativa e di operare come se fossero in un unico ambiente, facilitando anche eventuali strategie di repatriation. Allo stesso tempo, la piattaforma consente di gestire la sicurezza con una governance unica e automatizzata, tipicamente per aziende di medie e grandi dimensioni, oltre che per il settore pubblico.”
Un’evoluzione continua
Paolo Arcagni (a destra nella foto), Director Solution Engineering di F5, traccia quindi il percorso tecnologico che il settore negli ultimi trent’anni ha compiuto, dal mainframe all’intelligenza artificiale. “Con la rivoluzione di Internet, anche l’infrastruttura IT si è evoluta profondamente: si è passati dalla three-tier architecture alla containerizzazione, fino ai microservizi, con applicazioni distribuite su cloud multipli. Questo percorso ha posto le basi per portare l’AI al grande pubblico, in concomitanza con lo sviluppo dei grandi modelli linguistici. In tutto questo viaggio, il denominatore comune è sempre stato rappresentato dalle infrastrutture, che oggi possono essere pubbliche, private o dedicate al supporto dell’AI.”
Da questa evoluzione è però emerso un problema fondamentale: la complessità. Se, agli inizi il mainframe era confinato in una singola stanza, con una superficie di attacco relativamente limitata, oggi ci troviamo di fronte a infrastrutture completamente diverse: cloud pubblici multipli, cloud privati e ambienti distribuiti che lavorano insieme, spesso collegati tramite API. Questo aumenta enormemente la superficie di attacco, creando sfide importanti dal punto di vista della sicurezza.
“In tale percorso F5 ha sempre accompagnato i clienti mantenendo lo stesso motto: ‘We deliver and secure every app’. Oggi questo vale per qualsiasi applicazione, comprese quelle basate su AI, indipendentemente da dove siano sviluppate o dove vengano eseguite. Un percorso tecnologicamente iniziato con BIG-IP, la piattaforma che ha definito uno standard nel mondo dell’application delivery.”
BIG-IP si è poi evoluto insieme alle infrastrutture IT: prima adattandosi al public cloud, poi migliorando le performance hardware, introducendo la virtualizzazione dell’appliance e mantenendo il Traffic Management Operating System (TMOS) come cuore della piattaforma. Successivamente sono arrivati containerizzazione, multi-cloud e infine intelligenza artificiale.
Tenere il passo dei cambiamenti
“A un certo punto abbiamo capito che per continuare a innovare bisognava evolvere oltre, rafforzando sia la delivery sia la security. Per questo abbiamo avviato una serie di acquisizioni strategiche. Nel 2019 è stata rilevata NGINX, una piattaforma fondamentale per la transizione verso architetture a microservizi, che richiedono load balancer nativi per ambienti containerizzati, come Kubernetes. Successivamente sono arrivate altre operazioni focalizzate sulla sicurezza, tra cui Shape Security, specializzata nella protezione dai bot, oltre ad altre tecnologie dedicate a specifiche funzionalità. Nel 2025 è stata infine acquisita CalypsoAI, focalizzata sulla sicurezza delle applicazioni AI. Tutto questo oggi parte integrata della nostra offerta per vincere la versa sfida di oggi: tenere il passo con la velocità del cambiamento tecnologico, compresi gli standard a supporto,” ha concluso Arcagni.

