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As a service avanti tutta

L’approccio Xaas cambia radicalmente il modo in cui le aziende fruiscono della tecnologia, abilitando un modello a consumo. Tanti i benefici promessi, che possono concretizzarsi, però, solo a patto di un’attenta orchestrazione dei servizi. Non serve semplicemente una visione strategica, occorre anche una governance adeguata, accompagnata da nuove competenze e una nuova cultura aziendale capace di supportare attivamente il cambiamento.

Negli ultimi anni il modo in cui le organizzazioni consumano le tecnologie è cambiato profondamente. L’approccio “as a service” si è diffuso progressivamente presso realtà di ogni dimensione, attratte dai suoi numerosi benefici. Innanzitutto, questo approccio svincola dal classico modello Capex facendo passare al più flessibile Opex: un passaggio che alle aziende consente non solo di evitare pesanti investimenti, ma anche di migliorare la prevedibilità dei costi e allocare budget in modo decisamente più agile. L’as a service abilita, poi, una maggiore agilità operativa grazie a una scalabilità dinamica che aiuta le aziende a reagire più rapidamente alle richieste di mercato. Dal punto di vista tecnologico, il vantaggio è rappresentato dalla certezza di poter accedere a tecnologie costantemente aggiornate senza dover sostenere oneri aggiuntivi. I benefici sono così evidenti che da tempo si è ormai superata la fase del Software as a Service (SaaS), del Platform as a Service (PaaS) e dell’Infrastructure as a Service (IaaS), entrando ufficialmente nell’era dell’Everything as a Service (XaaS), una fase in cui ogni componente dell’IT è acquistabile come servizio accessibile a richiesta. In altre parole, con lo XaaS qualsiasi risorsa, che si tratti di infrastrutture, applicazioni, intelligenza artificiale, sicurezza o persino forza lavoro digitale, può essere fruita in modalità di servizio, scalabile e a consumo, attraverso il cloud.

Una spinta inarrestabile

La diffusione dello Xaas è confermata da una serie di report concordi nel rilevarne la progressiva accelerazione. Secondo uno studio di The Business Research Company, il mercato XaaS passerà quest’anno a 493,49 miliardi di dollari dai 390,65 del 2024. Le stime sui prossimi anni variano leggermente tra le varie società di analisi, ma tutte concordano su un tasso di incremento annuo compreso tra il 20% e oltre 25% fino al 2030. A titolo d’esempio, un rapporto di Grand View Research stima che il mercato globale XaaS raggiungerà i 1.208 miliardi di dollari entro il 2030, con un tasso medio di crescita annua pari al 23,3% a partire dal 2025. Un’altra stima, riportata da SNS Insider in agosto 2025, indica che il mercato XaaS arriverà a 1.991,8 miliardi dollari entro il 2032, con un CAGR del 24,6%.

A livello geografico, il Nord America detiene attualmente la maggior quota di mercato grazie a maturità del cloud, infrastrutture consolidate e spinta all’innovazione, ma è l’area dell’Asia-Pacifico quella considerata a più alta crescita futura.

Le frontiere dello Xaas

Le attuali frontiere dello Xaas sono molte. La prima è senza dubbio rappresentata dalla AIaaS (Artificial Intellience as a service). Queste piattaforme consentono di integrare algoritmi di Machine Learning e NLP (Natural Language Processing) senza sviluppare internamente modelli complessi. OpenAI, Google e AWS offrono servizi di AI modulabili, accessibili via API e adattabili ai contesti più diversi: dal customer service automatizzato all’analisi predittiva dei dati. In ascesa anche il DaaS, ossia il Data as a Service, con cui le aziende possono accedere a dataset, analisi e insight in tempo reale senza investire in costose infrastrutture di raccolta e gestione. Quello che i provider di DaaS offrono sono dati puliti, normalizzati e pronti per essere utilizzati in applicazioni di business intelligence o AI. Un’ altra frontiera è rappresentata dalla Security as a Service, SecaaS, ormai diventata una necessità in uno scenario di crescente esposizione alle cyberminacce: una situazione che spinge sempre più aziende a esternalizzare la sicurezza informatica, appoggiandosi a fornitori specializzati in grado di garantire un monitoraggio continuo, capacità di threat intelligence e una protezione avanzata tramite modelli AI-driven.

Un forte trend in corso è rappresentato anche dalla crescente diffusione di servizi specifici per le diverse industry, per esempio Sanità, Industria o Telco. Queste offerte includono workflow verticali, compliance e integrazioni pre-configurate, intercettando e indirizzando le esigenze dei diversi settori verticali. Una delle evoluzioni più interessanti riguarda, senza dubbio, il serverless computing: con il Function as a Service, gli sviluppatori possono eseguire singole funzioni applicative senza preoccuparsi di server o scalabilità. Si tratta di un approccio, utilizzato da piattaforme come AWS Lambda o Google Cloud Functions, capaci di ridurre drasticamente tempi di sviluppo e costi. Ma lo Xaas non si ferma alla tecnologia. Con i BPaaS, Business Process as a Service, interi processi aziendali (come HR, contabilità o supply chain) vengono trasformati in servizi gestiti esternamente. Questo consente alle aziende di concentrarsi su strategia e innovazione, delegando le attività operative a fornitori specializzati.

Nuove competenze per gli orchestratori di servizi

La inarrestabile diffusione e la progressiva evoluzione dello Xaas dimostrano come questo paradigma stia diventando un pilastro strategico per molte organizzazioni. Ma il passaggio a questo modello non è immediato. Internamente comporta cambiamenti significativi per i responsabili dell’infrastruttura e delle operation. Queste figure sono chiamate, infatti a trasformarsi da “gestori di data center” a “orchestratori di servizi”, dimostrando di saper selezionare, integrare e governare molteplici componenti “as a service”. Dato che i servizi possono provenire da diversi provider, la maggiore sfida è proprio quella di saperli integrare e orchestrare in modo coerente, garantendo SLA, performance e sicurezza. Con l’outsourcing di parti dell’IT, cresce, infatti, l’importanza di gestire i rischi, proteggere i dati e acquisire visibilità su fornitori terzi rispetto alle normative.

Il modello “pay-per-use” richiede, in sostanza, nuovi strumenti di governance: occorre riuscire a monitorare attentamente i modelli di utilizzo, ottimizzare i costi e gestire i budget operativi. Vanno applicati Kpi e metriche nuove, ponendo più attenzione a quelle di servizio, di utilizzo e di agilità, senza limitarsi alla sola valutazione dell’uptime dell’infrastruttura. Va, inoltre, tenuto in conto che molte organizzazioni, pur optando per lo Xaas e servizi modulari destinati a funzioni specifiche, continueranno a mantenere asset on-premises da integrare. I responsabili I&O sono tenuti, quindi, a definire architetture ibride, policy e modelli operativi in grado di funzionare da ponti.

Le sfide nella transizione

L’adozione dello XaaS porta ad affrontare alcune sfide che le aziende dovrebbero considerare con grande attenzione. Per quanto riguarda i costi, per esempio, il modello ‘as a service’ può portare a spese variabili che, se non vengono controllate, possono superare addirittura quelle di un modello tradizionale. Per questo occorre trasparenza, monitoraggio e controllo. Delegare, poi, i servizi a terzi inserisce rischi legati a un possibile lock-in, all’integrazione e alla portabilità dei dati. Rischi che vanno pesati e considerati. Affidarsi a questo tipo di fornitori obbliga anche a mettere a punto una governance forte sugli accessi, sull’audit e sul rispetto della compliance normativa. Questo significa che il team IT deve acquisire nuove competenze. Una evoluzione che riguarda anche la cultura aziendale, per i cambiamenti introdotti nei processi e nei modelli operativi. Per questo l’opzione migliore è quella di una transizione graduale, che garantisca un’effettiva continuità. Il tutto mantenendo un occhio attento alla qualità del servizio, definendo per i servizi acquistati SLA chiari, monitorandone le performance e ideando piani di contingenza.

Il mercato italiano tra Iaas, Saas e Paas

Secondo i dati dell’Osservatorio Cloud Transformation della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2025 il mercato europeo del cloud ha raggiunto un valore di 112 miliardi di dollari, in crescita del +20% rispetto al 2024. In Italia il valore di questo stesso mercato è stato pari a 8,13 miliardi di euro nel 2025, registrando un +20% rispetto al 2024. In continuità con le dinamiche degli ultimi anni, è stata la componente Public & Hybrid Cloud a trainare il mercato, con una spesa pari a 5,83 miliardi di euro (+21%). Al suo interno, l’Infrastructure as a Service (IaaS) ha raggiunto i 2,63 miliardi (+23%) e rappresenta il 45% della spesa complessiva, sostenuto soprattutto dall’utilizzo delle Virtual Machine per ambienti di sviluppo e produzione, oggi indispensabili anche per applicazioni di Intelligenza Artificiale. Il Software as a Service (SaaS) ha totalizzato i 2,2 miliardi (+19%), spinto dall’adozione di soluzioni di sicurezza e analytics e dall’integrazione di funzionalità AI nelle piattaforme aziendali. Il Platform as a Service (PaaS), pur rimanendo la componente più contenuta, supera per la prima volta il miliardo di euro (+21%), grazie alla diffusione di API e servizi per modelli generativi. Il Private Cloud cresce del +23% e raggiunge 1,39 miliardi, sostenuto soprattutto dall’esigenza di un maggiore controllo.

Cloud Computing


Giornalista professionista, dal 1993 scrive di tecnologie ICT analizzando l’impatto dell’innovazione sul business di tutti gli attori in gioco: dai vendor tecnologici agli utenti, passando per gli operatori di cana...