Banche e AI, focus solo su soluzioni dal valore reale
Il 2026 sarà un anno decisivo per l’intelligenza artificiale nel settore bancario italiano. Dopo una fase iniziale dominata da sperimentazioni e progetti pilota, le banche stanno entrando in una nuova fase: quella della maturità tecnologica e dei risultati economici misurabili. Oggi circa il 75% delle grandi banche utilizza già componenti di intelligenza artificiale nei processi di erogazione del credito e nei sistemi di valutazione dei clienti, mentre gli investimenti in tecnologie basate sull’AI sono più che quadruplicati negli ultimi due anni.
La trasformazione non riguarda solo l’Italia ma l’intero sistema finanziario globale. Il report “Global Insights 2026: Predictions for Credit and Fraud Risk” pubblicato da Experian evidenzia infatti come il settore stia attraversando una fase di transizione cruciale: dalla proliferazione di iniziative sperimentali all’implementazione di soluzioni capaci di generare valore reale. Nonostante l’interesse crescente, i dati mostrano ancora un divario significativo tra innovazione e ritorni economici. Attualmente il 95% dei progetti pilota di intelligenza artificiale generativa non produce valore misurabile e solo il 15% dei responsabili AI ha registrato negli ultimi dodici mesi un miglioramento della marginalità grazie all’adozione di nuove tecnologie.
In questo scenario, governance dei dati e qualità delle informazioni emergono come fattori decisivi. Secondo l’analisi di Experian, le istituzioni finanziarie che riusciranno a integrare in modo efficace sistemi di controllo, tracciabilità e gestione dei dati potranno ottenere un vantaggio competitivo significativo già nel corso del 2026.
L’evoluzione tecnologica si inserisce inoltre in un momento particolarmente rilevante dal punto di vista normativo. In primavera la Banca d’Italia pubblicherà il report finale del progetto sull’intelligenza artificiale realizzato in collaborazione con OCSE e Commissione Europea. Pochi mesi dopo, il 2 agosto, entreranno in vigore i requisiti principali dell’EU AI Act, il regolamento europeo che stabilisce standard comuni per la documentazione, la trasparenza e la gestione del rischio dei sistemi di intelligenza artificiale utilizzati in ambito finanziario, in particolare nei processi di concessione del credito e nella prevenzione delle frodi.
Le banche si stanno preparando a questo nuovo contesto regolatorio. L’86% delle istituzioni finanziarie prevede infatti un aumento dei controlli normativi, mentre l’87% anticipa una progressiva integrazione tra le funzioni di credito, prevenzione frodi e compliance entro i prossimi cinque anni. Attualmente gli istituti utilizzano in media otto diversi strumenti di gestione del rischio e il 79% degli operatori esprime l’esigenza di consolidare il numero di fornitori tecnologici, con l’obiettivo di costruire infrastrutture AI più solide, verificabili e scalabili.
Un altro tema centrale riguarda la disponibilità e la qualità dei dati. Il 29% degli intervistati individua proprio nei limiti dei dati uno dei principali ostacoli allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Per superare queste difficoltà, l’80% delle istituzioni prevede di aumentare l’utilizzo di dati alternativi o consensuali per migliorare i processi decisionali nel credito, mentre il 67% punta sull’impiego di dati sintetici per sviluppare modelli avanzati rispettando i requisiti di privacy.
“Le banche italiane hanno accolto con prontezza l’intelligenza artificiale nei loro processi: il 75% ha avviato l’utilizzo di alcune componenti sia nell’onboarding digitale sia nella valutazione del credito -, spiega Armando Capone, CEO di Experian Italia -. Quando Banca d’Italia pubblicherà le linee guida e l’EU AI Act definirà standard comuni, gli istituti che avranno già integrato una solida governance dell’AI nelle proprie piattaforme tecnologiche saranno pronti ad accelerare e a distinguersi dalla concorrenza”.
Lo studio evidenzia inoltre come l’innovazione tecnologica continuerà ad avere un impatto significativo sul settore. Il 92% degli intervistati ritiene che intelligenza artificiale e automazione miglioreranno velocità ed efficienza dei processi, mentre il 38% considera l’AI agentica una delle tecnologie più promettenti per l’evoluzione delle attività di underwriting nei prossimi cinque anni.
Parallelamente, anche la strategia di investimento sta cambiando. In Europa molti direttori finanziari stanno rivedendo le priorità, riallocando circa il 25% della spesa prevista per l’intelligenza artificiale fino al 2027 verso progetti con ritorni economici dimostrabili. La pressione per passare dalla sperimentazione all’implementazione concreta è quindi destinata ad aumentare. Il contesto italiano conferma questo dinamismo: gli investimenti degli intermediari finanziari in tecnologie di AI continuano a crescere rapidamente e circa il 10% delle grandi banche dichiara di avere nuovi progetti in fase di sviluppo.
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